Cinquecento militari e cinque blindati Lince schierati in centro per il nuovo sabato di proteste. Il Movimento 17 ottobre svela le piazze solo all’ultimo minuto.
Milano – Cinque blindati Lince parcheggiati davanti a Palazzo Reale, i soldati sparsi tra la Galleria e corso Vittorio Emanuele, le camionette di polizia e carabinieri a chiedere i documenti ai passanti. Il cuore di Milano si è svegliato così, sabato 24 ottobre: una città blindata, con i turisti che scattano foto accanto ai mezzi dell’Esercito e i commercianti che contano le ore. Dopo il weekend di devastazioni e saccheggi di sette giorni fa, il governo ha spedito in città 500 parà della brigata Folgore. Ma con un limite che fa già discutere: non potranno arrestare nessuno.
Il dispositivo messo in campo dalla questura è imponente: secondo quanto trapelato, saranno 1.400 gli uomini impegnati tra poliziotti, carabinieri, soldati e agenti della polizia locale. Ai militari, inquadrati nell’operazione “Strade Sicure”, spetteranno compiti di vigilanza fissa agli obiettivi sensibili e di pattugliamento, sempre affiancati dalle pattuglie delle forze dell’ordine.
Proprio qui sta il nodo. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva annunciato che i soldati avrebbero potuto “pattugliare, fermare le persone” e avere “poteri di polizia”. Poi la retromarcia: non essendo agenti di pubblica sicurezza, i parà non avranno poteri di polizia giudiziaria, quindi niente arresti in flagranza. Una scelta che agita il governo, come lascia intendere l’amarezza del ministro della Difesa Guido Crosetto: “Avrei voluto che avessero la possibilità di disporre degli strumenti necessari”.

A rendere tutto più imprevedibile è la nuova tattica del Movimento 17 ottobre, il gruppo nato dopo i disordini dello scorso weekend, che su Instagram conta già oltre 22mila follower. Le piazze annunciate sono state cancellate: piazza Duomo, scrivono, è “già il bersaglio: un luogo delimitato e controllabile”. Alle 14.30 saranno comunicati tre punti di ritrovo, che si muoveranno in corteo come “tre fiumi che confluiscono” verso una piazza finale svelata solo alle 15.30. E il messaggio si chiude con una sfida: “Non ci hanno fermato le leggi, non ci fermeranno i blindati”.
Intanto la città si prepara al peggio. Presidi e cortei sono vietati tra Duomo, San Babila, Cairoli, Garibaldi e Porta Venezia, mentre ai manifestanti pro Pal è stata concessa piazza Leonardo da Vinci, lontano dal centro. Nelle vie del lusso le boutique hanno barricato le vetrine, alla vigilia la Digos ha eseguito circa 150 perquisizioni in 22 città. Nessun coprifuoco, però: il prefetto Claudio Sgaraglia e il questore Bruno Megale vogliono una Milano aperta.
Una città che prova a vivere normalmente, con i blindati sotto la Madonnina e il fiato sospeso fino al pomeriggio.



