Il delitto si è consumato in un’area abbandonata di Verona, al termine di una lite per futili motivi. A dare l’allarme sarebbe stato lo stesso presunto killer.
Verona – C’è un angolo di boscaglia, dimenticato da tutti, dove nella mattinata di martedì la vita di un ragazzo di appena 25 anni si è spezzata per sempre. Tra gli alberi e i rovi di via Gardesane, nel lembo di città sospeso tra i quartieri di San Massimo e Borgo Milano, le urla di una lite furibonda hanno squarciato il silenzio del mattino, fino a quando è calato un silenzio ancora più agghiacciante: quello della morte.
Erano da poco passate le 10 quando al 113 sono arrivate le prime, concitate segnalazioni dei residenti: forti rumori, il frastuono di una colluttazione, le grida disperate di un uomo. Quando le volanti e gli agenti della Squadra Mobile hanno raggiunto quell’area abbandonata e invasa dalla vegetazione, si sono trovati davanti a una scena da incubo: il corpo del giovane, vestito solo in parte, abbandonato a terra accanto a una tenda da campeggio.
Per lui non c’era già più nulla da fare. Gli investigatori ipotizzano che a stroncarlo sia stato un soffocamento, forse un arresto cardiocircolatorio: sarà l’autopsia, disposta dalla Procura scaligera all’istituto di Medicina Legale dell’ospedale di Borgo Roma, a mettere la parola fine sulle cause esatte del decesso. La vittima, un italiano di seconda generazione senza fissa dimora e con alle spalle qualche precedente per reati contro il patrimonio, non aveva ancora compiuto 26 anni.
A pochi passi dal cadavere, nascosto tra la vegetazione e in evidente stato di alterazione psicofisica, c’era un altro uomo: un 50enne italiano, anch’egli senza fissa dimora, con il volto e il corpo coperti di lesioni. Secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato proprio lui a comporre il numero d’emergenza e a dare l’allarme. Poche ore dopo, nella tarda serata di martedì, per quello stesso uomo sono scattate le manette: è lui l’unico indiziato dell’omicidio.
Gli accertamenti raccontano di due vite ai margini che si erano incrociate all’alba. Vittima e presunto killer avrebbero raggiunto insieme quel luogo isolato nelle prime ore del mattino. Poi, per futili motivi, l’esplosione della violenza. All’origine della lite ci sarebbero la proprietà di modiche quantità di droga o, forse, ragioni passionali: un dettaglio ancora tutto da chiarire.
Sul posto sono intervenuti il magistrato di turno Francesca Cavalieri D’Oro e il dirigente della Squadra Mobile Alessandro Gallo. Il 50enne, dopo le cure in ospedale per le ferite riportate, è stato condotto nelle camere di sicurezza della questura, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ora la Procura procede per omicidio, mentre resta il dramma di una morte consumata nel nulla, in un bosco dove nessuno avrebbe dovuto trovarsi.



