L’appuntamento giudiziario che vede coinvolta Daniela Santanchè è slittato in attesa della decisione della Corte costituzionale sul ricorso presentato dal Senato.
Milano – Un nuovo stop giudiziario allunga i tempi per fare chiarezza sulla complessa vicenda economica che vede al centro Daniela Santanchè e la gestione societaria di Visibilia. La giudice ha disposto il rinvio dell’udienza preliminare al 3 febbraio 2027, bloccando temporaneamente il percorso dibattimentale avviato nell’ottobre del 2024. Alla base della decisione vi è l’attesa per la pronuncia della Corte costituzionale, chiamata a sciogliere un nodo istituzionale di primaria importanza.
La battuta d’arresto nasce dal ricorso promosso dal Senato, che contesta la legittimità delle prove raccolte dagli inquirenti milanesi. Secondo Palazzo Madama, la Procura non avrebbe potuto acquisire né utilizzare la corrispondenza via e-mail e le registrazioni audio riguardanti l’ex ministra senza aver prima ottenuto l’autorizzazione dell’aula. Di parere opposto la magistratura inquirente, che sostiene che i documenti non siano il frutto di intercettazioni ambientali o telefoniche dirette – fattispecie che richiederebbe il via libera parlamentare – bensì materiale consegnato spontaneamente agli atti da un lavoratore dell’azienda. A seguito dell’accoglimento del ricorso da parte della Consulta a giugno, la decisione dei giudici costituzionali determinerà se i Pm dovranno chiedere un’ulteriore autorizzazione a Palazzo Madama o se potranno procedere direttamente nel 2027.
La vicenda giudiziaria principale riguarda la presunta richiesta indebita dei sussidi statali destinati al sostegno dell’occupazione durante la crisi pandemica da Covid-19. L’ipotesi avanzata dai Pm milanesi sostiene che le aziende Visibilia Editore e Concessionaria abbiano fatto ricorso alla Cassa integrazione in deroga pur mantenendo operativi i propri tredici dipendenti. Questo schema avrebbe consentito l’incasso non dovuto di circa 126mila euro di denaro pubblico nell’arco temporale compreso tra il maggio 2020 e il febbraio 2022. Per la Procura, Daniela Santanchè (all’epoca non ancora insediata al Ministero) e il compagno Dimitri Kunz sarebbero stati pienamente consapevoli del presunto raggiro, configurando così gli estremi per la richiesta di rinvio a giudizio.



