Giallo della ricina, la svolta choc: il veleno era per Gianni Di Vita?

La Procura di Larino ribalta l’inchiesta sulla morte di moglie e figlia. Perquisiti i computer di quattro scuole molisane: tre i sospettati nel mirino.

Campobasso – C’è un’ipotesi che ribalta uno dei gialli più inquietanti d’Italia: la ricina che a fine dicembre 2025 ha ucciso Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia 15enne Sara Di Vita non sarebbe stata preparata per loro. Secondo la nuova pista battuta dalla procura di Larino, il vero bersaglio dell’assassino era l’uomo di casa, Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, marito e padre delle due vittime, scampato per puro caso al veleno.

A guidare l’inchiesta è la procuratrice Elvira Antonelli, che tiene aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Dopo quasi dieci mesi di indagini, gli uomini della Squadra Mobile e dello Sco hanno acceso i riflettori su una caccia al computer: quattro perquisizioni informatiche nelle scuole della provincia di Campobasso, per un totale di 155 dispositivi da passare al setaccio a caccia di ricerche sospette sul veleno.

Gli accertamenti toccano l’Istituto Agrario di Riccia, il Liceo Scientifico sempre a Riccia, il Liceo Classico di Campobasso frequentato da Sara e dalla sorella Alice e, infine, venerdì 16 ottobre, il Liceo delle Scienze Umane “Silvio Di Lalla” di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni.

Tre i nomi finiti nel mirino: una professoressa di matematica, amica di vecchia data di Di Vita e più volte messa a confronto con lui per le contraddizioni nei racconti; il marito di lei, tecnico di laboratorio proprio all’istituto agrario; e la cugina insegnante di sostegno, ascoltata in Questura in ben sei occasioni.

A infittire il mistero è una chat comparsa su un forum americano. Tra l’agosto 2025 e il gennaio 2026 un utente anonimo, fingendosi uno scrittore alle prese con un romanzo, chiedeva come far morire un personaggio con la ricina, “qualcosa che sembri solo un collasso improvviso”. Sparito durante l’agonia delle due donne, l’account è riapparso il 5 gennaio con un’unica ossessione: sapere se il veleno fosse rilevabile in un’autopsia. L’indirizzo IP collegato risulterebbe compatibile con l’area di Campobasso, ma gli investigatori avevano smentito.