Morte avvelenate, smentita la pista del pc con le ricerche sulla ricina

Due donne, parenti di altre due persone già ascoltate nei mesi scorsi, sono state convocate in Questura per essere sentite dagli investigatori.

Campobasso – Ancora nessuna svolta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, morte avvelenate con la ricina nel dicembre 2025. La Procura ha smentito l’indiscrezione sull’individuazione di un computer, localizzato nella zona di Pietracatella, dal quale sarebbero state effettuate ricerche online sulla preparazione della ricina in polvere.

A fermare le indiscrezioni è stata direttamente la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, titolare dell’inchiesta. Alla richiesta di chiarimenti dei giornalisti, la procuratrice ha risposto in maniera inequivocabile: “Smentisco”. Sulla stessa linea anche il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano: “Anche io, come la procuratrice, non ho notizie in tal senso”.

Allo stato delle informazioni rese pubbliche dagli investigatori, dunque, non è stato individuato alcun computer né alcun indirizzo Ip riconducibile a ricerche online sulla ricina. La pista che per alcune ore aveva fatto pensare a un possibile passo avanti nell’individuazione di chi avrebbe preparato il veleno non trova quindi conferma. Al momento, non risulta alcun indagato per la morte delle due donne.

Le indagini, però, proseguono. Due donne, parenti di altre due persone già ascoltate nei mesi scorsi, sono state convocate in Questura a Campobasso per essere sentite dagli investigatori. Gli accertamenti puntano a ricostruire i rapporti e i movimenti delle persone vicine alla famiglia, oltre a individuare eventuali elementi utili a chiarire come la ricina sia stata procurata e utilizzata.

Martedì gli investigatori, inoltre, hanno effettuato due perquisizioni negli studi professionali di Gianni Di Vita, a Pietracatella e Campobasso. Durante le operazioni sono stati acquisiti nuovi dispositivi informatici. È stata sequestrata anche la borsa da lavoro appartenuta ad Antonella Di Ielsi.

Gli accertamenti sono iniziati intorno alle 8 nello studio di Di Vita in via Risorgimento 18, a Pietracatella, situato proprio di fronte all’abitazione della famiglia, tuttora sotto sequestro. Lo studio professionale, invece, non è stato posto sotto sequestro. Già il 31 luglio gli investigatori avevano acquisito al suo interno un computer Lenovo e dieci pen drive, ora al centro degli ulteriori accertamenti informatici.