Giallo della ricina, chi ha cercato il veleno online?

La Procura di Larino ha disposto un’ispezione sui computer del liceo di Campobasso e dell’istituto agrario di Riccia.

Campobasso – Una caccia che ora passa dagli hard disk. A quasi dieci mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina lo scorso dicembre a Pietracatella, gli inquirenti tornano a bussare alle porte delle scuole. La Procura di Larino ha disposto una nuova perquisizione informatica sui computer del liceo classico di Campobasso, l’istituto frequentato fino allo scorso anno sia da Sara sia dalla sorella Alice.

L’intervento della polizia è fissato per giovedì 15 ottobre alle 9. Gli agenti passeranno al setaccio i dispositivi dell’istituto per accertare se da una di quelle postazioni qualcuno abbia cercato informazioni sulla ricina, la tossina che ha ucciso madre e figlia. Non solo cronologie internet: gli esperti scaveranno tra pagine visitate, download, file e dati cancellati, verificando anche l’eventuale uso di navigazione anonima, del Tor Browser e di accessi al dark web.

Il blitz al liceo arriva a poche ore da un provvedimento gemello che riguarda l’istituto agrario di Riccia, dove martedì 13 ottobre verranno analizzati oltre settanta computer, compresi quelli del laboratorio di chimica e del locale adiacente alla serra, dove si coltivano semi e piante – tra cui si è già cercato, senza esito, il ricino. La scelta non è casuale: nella scuola insegnava una professoressa molto vicina a Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, e nello stesso istituto lavora come tecnico di laboratorio il marito della docente.

Tra le chiavi di ricerca finite sotto la lente ci sono “ricina”, “veleno”, “ricino”, “semi di ricino” e “olio di ricino”, ma anche termini da addetti ai lavori come “esano” e “solfato di ammonio”, legati all’estrazione della tossina. Gli investigatori guardano con attenzione a Reddit, dove sono comparse discussioni sul veleno, e hanno chiesto il supporto dell’Fbi. La procuratrice di Larino, che procede per duplice omicidio volontario aggravato dal veleno, non ha dubbi: la pista dell’avvelenamento accidentale resta “la più improbabile“, anche perché l’autopsia avrebbe rilevato una dose pari a 140 volte quella minima letale.