Nonostante il no dell’Erario, il Tribunale di Ragusa ha accettato il concordato chiesto da Giorgio Assenza, capogruppo meloniano all’Ars.
Ragusa – C’è chi, per una cartella da poche centinaia di euro, si vede pignorare lo stipendio. E c’è chi, dovendone quasi mezzo milione all’Erario, se la cava con una briciola del dovuto conservando case, terreni e perfino un angolo di paradiso sul mare di Montalbano. È la storia di Giorgio Assenza, 71 anni, avvocato, capogruppo di Fratelli d’Italia all’Assemblea regionale siciliana, che allo Stato verserà appena 57mila dei 495mila euro accumulati tra tasse evase e contributi previdenziali mai versati. Un mancato introito per le casse pubbliche di 438.291 euro.
A chiudere la partita è stato il Tribunale di Ragusa, che ha omologato il concordato chiesto dal deputato regionale nonostante il parere contrario dell’Erario. Un via libera che permette al meloniano, al terzo mandato a Palazzo dei Normanni e componente della Commissione Bilancio, di evitare il fallimento e la vendita all’asta dei suoi beni.
E i beni non sono pochi. Assenza, già presidente dell’Ordine degli avvocati di Ragusa, conserverà le case, i terreni e tutto il resto. Compresi i 98 metri quadri sulla piazzetta del porto di Punta Secca, la frazione balneare di Santa Croce Camerina resa celebre dalla fiction del commissario Montalbano: la sua proprietà si trova a pochi passi dalla casa più fotografata della Sicilia. Nell’elenco anche uno storico palazzo di 800 metri quadri a Comiso, acquistato nel 1991, con garage e pertinenze.

I numeri raccontano un abbattimento dei debiti del 60%, che sale all’88% guardando alle sole pendenze fiscali. Il parlamentare aveva messo insieme oltre un milione e 600mila euro di debiti, in gran parte con il Fisco e le banche. Con il piano omologato dal giudice Claudio Maggioni, Assenza e il figlio si sono impegnati a versare 652mila euro, destinando ai creditori tutti i redditi, pensione compresa, al netto delle spese di sostentamento.
Decisivo, per il sì, il confronto con l’alternativa: una liquidazione giudiziaria avrebbe garantito ai creditori circa 30mila euro in meno rispetto alla proposta. Da qui la scelta del Tribunale di considerare il concordato più conveniente. A sollevare interrogativi resta la cessione di un terreno a Chiaramonte Gulfi, avvenuta in precedenza, anche se le parti hanno dichiarato i proventi e li hanno messi a disposizione della procedura.
La difesa del parlamentare, affidata all’avvocato Daniele Cassì, respinge ogni ombra: nessuna distrazione patrimoniale, e il concordato come soluzione più vantaggiosa per gli stessi creditori rispetto alla liquidazione. Tutto nasce, spiega il legale, da un contenzioso fiscale aperto nel 2007.
Sul piano penale, nessuna contestazione: il concordato è uno strumento previsto dalla legge per chi si trova in sovraindebitamento, sotto il controllo del giudice. Ma resta il nodo politico ed economico. Un esponente di primo piano di Fratelli d’Italia in Sicilia – il partito che fa della lotta all’evasione una bandiera – incassa un maxi sconto dal Fisco e salva il suo patrimonio. Mentre lo Stato, dei quasi 500mila euro vantati, ne rivedrà poco più di un decimo.



