Previsti nuovi scatti di anzianità, più tutele contro le aggressioni e un aumento medio di 560 euro lordi.
Chi lavora nella sanità pubblica con un incarico dirigenziale avrà due nuovi traguardi economici lungo la carriera. Ai miglioramenti già garantiti dopo cinque, quindici e vent’anni di servizio, il rinnovo ne ha aggiunti due, uno al terzo e uno al decimo anno. Non saranno automatici, perché presuppongono un giudizio positivo sull’attività svolta.
Una parte rilevante del testo è stata dedicata a chi finisce vittima di violenza sul posto di lavoro. I dati dell’Osservatorio nazionale del ministero della Salute parlano di 17.956 episodi nel 2025 ai danni di operatori sanitari e sociosanitari. Per questo l’azienda dovrà garantire l’assistenza legale e farsi carico delle spese, e dovrà offrire un sostegno psicologico a chi ha subito l’aggressione. Resta valida anche la cessione volontaria di ferie tra colleghi, fino a un massimo di trenta giorni, per aiutare chi ha bisogno di un periodo di recupero più lungo. È una norma che nelle scorse settimane ha acceso più di una discussione.
Il contratto tocca anche la vita di tutti i giorni. Alcune indennità saranno dovute anche quando il dirigente è in ferie. Chi ha necessità di lavorare da remoto avrà la precedenza nell’accesso allo smart working, che non potrà essere usato come elemento a sfavore nella valutazione. Le risorse dei fondi aziendali che non vengono spese potranno essere destinate a iniziative di welfare per il personale. Per la prima volta, poi, l’intelligenza artificiale diventa un tema da discutere al tavolo tra aziende e sindacati. Sull’intramoenia, cioè l’attività privata svolta dai medici negli ospedali pubblici, la partita invece non è chiusa.
Quanto alla parte economica, i 560 euro lordi mensili per tredici mensilità sono una media e rappresentano il punto di arrivo, non l’importo che comparirà subito in busta paga. L’incremento ordinario cresce a tappe nel triennio 2025-2027 e raggiunge il livello pieno solo nell’ultimo anno. La cifra si divide in 393 euro che derivano dai fondi stanziati per il rinnovo e in 167 euro che arrivano da altre risorse stabilite per legge, comprese quelle per le indennità della dirigenza sanitaria. Per questo il risultato cambia da persona a persona, a seconda del ruolo e dell’attività.
Per coprire la componente ordinaria sono stati messi in campo 322,71 milioni di euro nel 2025, 645,43 milioni nel 2026 e 968,14 milioni ogni anno dal 2027.
L’intesa è stata siglata oggi all’Aran da tutte le organizzazioni sindacali. Riguarda circa 137mila professionisti del Servizio sanitario nazionale, di cui 120mila medici e circa 17mila dirigenti sanitari non medici. Giulio Argalia, coordinatore nazionale della Fassid e segretario dello Snr, ha sottolineato che l’accordo rende più appetibili le carriere di medici, veterinari e altri dirigenti sanitari. Tiziana Cignarelli, segretaria generale della Codirp, ha invece messo l’accento sul metodo, parlando di una “trattativa plurale” che ha dato voce a tutte le professionalità coinvolte.
Il percorso, però, non è concluso. Prima della firma definitiva il testo dovrà superare le verifiche previste dalla procedura, e solo allora gli aumenti diventeranno realtà.



