Alla vigilia del confronto, la Cimo-Fesmed ha contestato il poco tempo concesso per leggere il testo e ha bocciato lo strumento pensato per tutelare i sanitari aggrediti.
Un medico preso a pugni in corsia potrebbe finire per riprendersi con le giornate di riposo cedute dai colleghi. È il senso di una delle norme contenute nella bozza del contratto 2025-2027 dell’Area Sanità, anticipata dal Messaggero, che permetterebbe di donare alla vittima fino a trenta giorni di ferie, da usare quando termina il periodo di infortunio. Il testo l’ha preparato l’Aran, l’agenzia che tratta per lo Stato con i sindacati del pubblico impiego. La stessa formula era già stata adottata per il personale non dirigente.
Per la Cimo-Fesmed è un passo sbagliato. Il presidente Guido Quici ha raccontato che i sindacati hanno ricevuto il documento alle 18 del giorno prima e che il tempo per leggerlo e preparare risposte è stato di poco superiore alle ventiquattro ore. Della proposta sulle ferie, ha aggiunto, non si era mai parlato durante la trattativa. Nel merito, la giudica un’operazione di immagine che scarica sui lavoratori un peso che dovrebbe gravare sulle aziende e sulle istituzioni, e chiede che il periodo di recupero sia a carico dell’amministrazione. Vorrebbe inoltre che le direzioni delle strutture dove avviene un’aggressione siano obbligate a costituirsi parte civile.
Le tutele previste dalla bozza non si fermano qui. Chi subisce violenza avrebbe diritto al patrocinio legale, con l’azienda sanitaria che lo assiste e ne copre le spese, e al supporto psicologico. Il quadro da cui nasce l’intervento è quello fotografato dall’Osservatorio del Ministero della Salute: nel 2025 sono state 17.956 le aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari, in media circa quarantanove al giorno. Rispetto ai 18.392 episodi del 2024 sono calate, ma le persone colpite sono salite da circa 22mila a 23.367, perché una sola violenza può travolgere più lavoratori.
La bozza tocca anche gli incarichi dei dirigenti: promette progressioni più trasparenti, tempi certi per il riconoscimento dell’esperienza e regole etiche per l’uso dell’intelligenza artificiale nella formazione. La platea è di oltre 137mila persone, circa 120mila delle quali medici.
Poi c’è il capitolo delle buste paga. L’aumento medio di 380 euro lordi al mese, riferito alla dirigenza medica, è un numero composito. Circa 240 euro derivano dai 968 milioni destinati alla parte fissa dello stipendio. Il resto arriva da 385 milioni vincolati a singole indennità: 362 per la specificità medico-veterinaria, otto per quella sanitaria e quindici per il pronto soccorso. Poiché queste voci spettano soltanto a chi ne ha i requisiti, la cifra effettiva varia da medico a medico. I sindacati vorrebbero perciò che il denaro finisse soprattutto nelle componenti ricorrenti della retribuzione, senza disperdersi in quelle selettive. L’accordo potrebbe arrivare entro la fine dell’autunno.