Respinta l’istanza della difesa di riesaminare il Dna dei reperti. I legali della famiglia: “Vogliono un Garlasco 2, lo impediremo”.
Bergamo – A 15 anni dalla morte di Yara Gambirasio, il nome della ragazzina di Brembate di Sopra torna a riempire un’aula di giustizia, con l’ombra lunga di un’altra inchiesta che divide l’Italia, quella di Garlasco. Ma la porta che la difesa di Massimo Bossetti sperava di riaprire è stata sbarrata dai giudici: nel pomeriggio di lunedì la Corte d’Assise di Bergamo ha detto no a nuove analisi sui reperti del delitto che sconvolse il Paese.
La decisione è arrivata al termine di un’udienza in camera di consiglio, con il muratore condannato all’ergastolo in via definitiva collegato in videoconferenza dal carcere di Bollate. I suoi avvocati, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, avevano chiesto la ripetizione di parte degli esami sui campioni biologici, analizzati a suo tempo senza la presenza dei legali della difesa. I giudici, che si erano riservati la decisione in mattinata, hanno rigettato l’istanza.
Due i fronti della battaglia difensiva. Il primo riguarda la prova regina del processo: la traccia 31G20, il sangue misto di Yara e di Bossetti su cui si è retta l’intera condanna. Il secondo chiama in causa alcune tracce genetiche rinvenute sul giubbotto della ragazzina e, secondo la difesa, mai analizzate. “Chiediamo di capire da dove proviene il Dna denominato Ignoto 1“, ha ribadito l’avvocato Salvagni davanti ai cronisti, denunciando presunte incongruenze cronologiche negli accertamenti.
A sostenere la richiesta, in aula, il genetista e consulente della difesa Marzio Capra, convinto che le nuove tecniche scientifiche possano far emergere elementi inediti. E proprio qui è scattato il parallelo con Garlasco, con il recente rilevamento del Dna di Alberto Stasi su una cannuccia trovata in casa Poggi. Un richiamo che ha fatto scattare la reazione della famiglia.
“Si vuole fare un Garlasco 2, ma faremo il possibile per evitarlo”, hanno dichiarato gli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, legali dei genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio. La parte civile si è opposta con fermezza a nuove indagini, affiancata in aula dal pubblico ministero titolare del caso, Letizia Ruggeri. Fino a oggi la Corte aveva concesso solo la visione dei reperti e delle foto in alta definizione, senza nuove analisi, nei limiti fissati dalla Cassazione nel 2024.
Resta così tutto fermo. Yara, 13 anni, era scomparsa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra ed era stata ritrovata il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola. Per quell’omicidio Bossetti sconta l’ergastolo definitivo. La difesa, però, ha già fatto sapere che non intende arrendersi.



