La calura rende le persone più irascibili, meno consapevoli poichè abbassa la capacità di attenzione. A soffrirne di più sono gli individui già predisposti.
Che il caldo facesse uscire dai gangheri è cosa risaputa da tempo, cosi come hanno confermato numerosi ricerche scientifiche. Il caldo eccessivo alza i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e affatica il cervello, riducendo la tolleranza e la pazienza. Questo sforzo fisico genera tensione e stanchezza, aumentando il rischio di reazioni impulsive, nervosismo e comportamenti aggressivi nella vita di tutti i giorni.
Nel 2024 la Yale School of the Environment (YSE), prestigiosa scuola di specializzazione e ricerca della Yale University, USA, che effettua studi su sostenibilità, conservazione delle risorse naturali e cambiamenti climatici ha esaminato migliaia di ricerche, ha effettuato uno studio comparativo sul tema. Ebbene, la conclusione è stata che se c’è un aumento del 9% della temperatura, cresce il rischio di atti violenti.
Che la temperatura influisse sull’indole delle persone lo si sostiene da secoli, quando i viaggi non erano così frequenti come ora si riteneva che chi vivesse nell’area mediterranea in un clima caldo era più socievole, allegro e creativo. Al contrario di chi, vivendo in zone piovose, fredde e con poca luce, era più introverso, cupo e malinconico.
La reazione al caldo eccessivo varia da persona a persona ma è comune a tutte l’humus in cui si sviluppano le reazioni emotive intolleranti. La criminologia clinica studia il comportamento criminale e la personalità del singolo autore di reato. Negli ultimi tempi da ancella della scienza investigativa è assurta al ruolo di nuova dea, considrato che non c’è trasmissione televisiva di cronaca nera in cui non sia presente un professionista del ramo.
Seconda la tanto lodata disciplina le sensazioni di fastidio che la gente avverte quando è caldo, sono state dimostrate dalla scienza. Rende le persone più irascibili, meno consapevoli, in quanto si abbassa la capacità di attenzione. A soffrirne maggiormente sono quegli individui già predisposti, per cui il caldo agisce da acceleratore di una criticità già in essere.
Lo confermano i dati dei pronto soccorso degli ultimi mesi, dove il numero di chi ha accusato problemi di stress e ansia è cresciuto notevolmente. In una situazione standard il cervello lavora per far tenere ad ognuno di noi un atteggiamento ammissibile e tollerabile per il gruppo sociale di riferimento.
Con l’aumento delle temperature ci si trasforma in “svedesi“, non gli abitanti del Paese scandinavo, ma i famosi fiammiferi che strofinandoli si accendono. Succede spesso, infatti, che si parta in quarta, come si dice in gergo. Ora non esiste una correlazione meccanica tra aumento del caldo a aggressività.

Tuttavia è stato constatato un allentamento dei freni inibitori che favoriscono la probabilità di commettere atti violenti. E’ un po’ come stare in un “cul-de-sac”, perché ogni individuo percepisce l’altro come una possibile minaccia e si adopera per essere, a sua volta, ostile. Dal punto di vista biochimico si verifica un’alterazione della serotonina, l’ormone dell’umore, che aumenta l’istintività e varia il ritmo del sonno.
Inoltre in estate si trascorre più tempo fuori di casa, spesso si beve più alcol, tutte condizioni che preparano il terreno all’aggressività. E’ stata riscontrata, infine, la crescita della violenza di genere in rapporto al caldo, non come causa primaria, ma come fattore che esacerba fragilità già presenti.
Conoscere i motivi che sono alla base del rapporto caldo=violenza è solo un primo passo per cercare di arginare gli atti aggressivi. Ma il punto cruciale è il cambiamento climatico ma non pare che le istituzioni globali abbiano preso provvedimenti seri.
Nel frattempo i bollenti spiriti non aspettano, ogni anno diventano sempre più letali come la cronaca registra.


