Pomodori a 8 euro al chilo e scaffali vuoti: ecco cosa sta sparendo dai supermercati

Caldo record, siccità, incendi e grandinate hanno devastato i raccolti. Coldiretti conta oltre 3 miliardi di euro di danni.

Milano – Fare la spesa non è mai stato così complicato. Dove fino a ieri troneggiavano insalate, pomodori, melanzane, peperoni e carote, oggi resta spesso soltanto un cartello: “A seguito delle condizioni climatiche delle zone di produzione, la disponibilità di alcuni prodotti ortofrutticoli potrebbe essere temporaneamente ridotta”, recita l’avviso comparso nei punti vendita Esselunga. Il clima impazzito è arrivato fin dentro al carrello: siccità, roghi e grandinate hanno svuotato i banchi dell’ortofrutta in mezza Italia.

Il conto è salato. Coldiretti ha calcolato danni per oltre 3 miliardi di euro, con una produzione di frutta e verdura in calo tra il 10 e il 40% e gli scarti cresciuti del 20%. I pomodori spariscono, per l’insalata si arriva al 30% in meno. Il caldo ha cotto le angurie in Puglia, l’umidità ha rovinato gli agrumi in Calabria, lo stress da calore ha colpito uva e olive.

Dietro gli scaffali semivuoti c’è una filiera in affanno. “Se ordiniamo cento colli, ne arrivano cinquanta”, racconta un commesso di un supermercato Tigre, dove alcune referenze di insalate in busta risultano introvabili. Anche Coop Alleanza 3.0 conferma una minore disponibilità di insalate confezionate, pomodori e altre orticole. Non è la scomparsa definitiva di frutta e verdura, ma un problema di quantità, continuità e varietà.

E quando il prodotto italiano manca, bisogna cercarlo altrove, a caro prezzo. “Se non troviamo qui i pomodori, dobbiamo farli arrivare dall’Olanda a 4 euro al chilo per i grossisti, 7 o 8 euro sullo scaffale, avverte Gianni Tapinassi, presidente del Mercafir di Firenze. Non è un rincaro già scattato su tutti i banchi, ma lo scenario che si profila ogni volta che l’importazione deve tappare il buco lasciato dai campi.

Perché il problema nasce proprio nei campi. “Il caldo prolungato ha rallentato la crescita di alcune colture, mentre vento e temporali hanno danneggiato parte dei raccolti”, spiegano dai supermercati. “A causa del gran caldo qualche prodotto è arrivato in anticipo”, aggiunge Lorenzo Bazzana di Coldiretti. Nelle aree più martoriate le perdite arrivano fino all’80%: al Nord la crisi idrica ha piegato mais e riso (giù fino al 40%), nel Lazio i cali di resa toccano il 20%.

La palla passa ora alla politica agricola e ai consorzi di tutela. Perché dietro un semplice cartello appeso al reparto ortofrutta c’è un’intera estate di eventi estremi che ha messo in ginocchio l’agricoltura italiana. E il carrello della spesa, questa volta, ne porta il segno.