Giallo della ricina, si stringe il cerchio sui “motivi personali”

La cugina di Gianni Di Vita, già sentita per tre ore venerdì, è tornata davanti agli investigatori. Riprende quota la pista delle relazioni nascoste.

Campobasso – Continuano a ritmo serrate le indagini sul giallo di Pietracatella. A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina in casa, gli investigatori hanno richiamato negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso Laura Di Vita, cugina di Gianni, ex sindaco, marito e padre delle due vittime. Dopo il colloquio di tre ore di venerdì mattina, martedì la donna è rimasta in via Tiberio per altre due ore, uscendo poco dopo le 18 e, come sempre, senza rispondere alle domande dei cronisti.

A convincere gli inquirenti a riconvocarla sarebbe stato il vertice andato in scena lunedì sera a Larino, quartier generale della Procura. Un faccia a faccia serrato tra chi sta provando a ricomporre, tessera dopo tessera, il puzzle di un duplice omicidio ancora senza un volto. Laura non è indagata: viene sentita come persona informata dei fatti. Ma il suo nome è tornato al centro della scena proprio quando sembrava esserne uscito.

Il weekend, del resto, era stato tutto fuorché tranquillo. Tra sabato e domenica erano finite a verbale un’altra cugina di Gianni, Loredana, e Monia, la professoressa di matematica amica di vecchia data dell’ex sindaco, trattenuta per quasi quattro ore. Un valzer di deposizioni che gli investigatori guidati da Marco Graziano, su disposizione della procuratrice Elvira Antonelli, stanno incrociando parola per parola, a caccia di ogni incongruenza e di ogni contraddizione.

La pista principale, ripetono da settimane, è quella dei “motivi personali”: relazioni nascoste, rapporti mai chiariti, tensioni familiari covate nel silenzio di un paese di poche anime. Tra Laura e Gianni, raccontano, il legame è sempre stato strettissimo, tanto che dopo la tragedia l’uomo si era trasferito proprio a casa della cugina, per tornare in paese solo di recente.

Sullo sfondo, ma non troppo, restano gli esami di Berlino, dove gli esperti tedeschi continuano a cercare tracce della ricina negli alimenti e nei reperti sequestrati nell’abitazione. Il fascicolo della Procura di Larino, aperto per duplice omicidio volontario premeditato contro ignoti, resta senza indagati. Ma con oltre cento testimoni ascoltati e le convocazioni che si moltiplicano anche nei fine settimana, la sensazione è che il cerchio si stia stringendo. E che, prima o poi, qualcuno dovrà spiegare le proprie contraddizioni.