Kata, dopo tre anni la Procura si arrende: chiesta l’archiviazione

La bimba peruviana sparì a 5 anni dall’ex hotel Astor di Firenze. I legali della famiglia: “È viva, è stata rapita, le indagini vadano avanti”.

Firenze – Tre anni di ricerche, di piste inseguite e poi crollate una dopo l’altra, di speranze appese al fotogramma sgranato di una telecamera. E oggi, per la giustizia, quel filo che doveva riportare a casa la piccola Kata sembra essersi spezzato. La Procura di Firenze ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla scomparsa di Kataleya Mia Alvarez Chicclo, la bambina peruviana svanita nel nulla ad appena 5 anni, inghiottita dal silenzio dell’ex hotel Astor.

“Gli elementi raccolti non consentono una ragionevole previsione di condanna: è questa la formula gelida, tutta burocratica, con cui la Pm Christine Von Borries e la Procuratrice capo Rosa Volpe hanno messo nero su bianco la resa. Sessanta pagine in cui si certifica che, dopo oltre tre anni, non esistono prove sufficienti per portare qualcuno davanti a un giudice.

Kata
Kata aveva solo 5 anni quando è scomparsa

Kata sparì il 10 giugno 2023 dall’ex albergo di via Maragliano, un tre stelle chiuso durante la pandemia e poi occupato abusivamente da decine di famiglie senza casa, tra cui la sua. Quel giorno la mamma, Kathrine Alvarez, era andata a lavorare al supermercato e aveva affidato i figli al fratello. Al rientro, nel pomeriggio, della bambina non c’era più traccia. L’ultima immagine è quella di una telecamera di un negozio in via Boccherini: Kata sale le scale esterne e poi torna giù. Poi il buio.

L’ultima immagine della bimba ripresa da una telecamera esterna

Nel mirino degli inquirenti erano finiti soprattutto due uomini: lo zio materno Abel Argenis Vasquez e lo zio paterno Marlon Chicclo, accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione. Su Abel pesavano anche le ipotesi di maltrattamenti in famiglia e abbandono di minore; su Marlon quelle, gravissime, di violenza sessuale. Ma nessuna delle piste battute – la vendetta per droga, i conflitti dentro l’occupazione, il racket delle stanze, lo scambio di persona, gli abusi – ha mai retto alla prova dei fatti.

Ora la parola passa al Gip del tribunale di Firenze, che dovrà decidere se accogliere la richiesta. La famiglia, però, non si arrende: i legali della madre, gli avvocati Elisabetta Vinattieri e Giovanni Conticelli, stanno già preparando l’opposizione, con trenta giorni di tempo per depositarla. “Kata è viva, ed è stata rapita: le indagini devono proseguire”, è il grido che continua ad arrivare dai familiari.

E così, mentre le carte tornano nelle mani di un giudice, restano una casa che aspetta e una domanda senza risposta. Perché l’archiviazione non è una verità: è solo l’ammissione che, per ora, quella verità nessuno è riuscito a trovarla. Le indagini, avvertono gli stessi magistrati, potranno essere riaperte in qualsiasi momento, se solo dovesse emergere un nuovo, piccolo indizio.