Solo il 42% riesce a programmarle e farle alla meno peggio. Gli altri rimangono sul posto di lavoro e nemmeno gli pesa ma la qualità della vita?
Le ferie sono una meta agognata da una moltitudine di lavoratori che, a volte e per difficoltà di bilancio familiare, le riducono o le annullano. Poi c’è il variegato popolo delle “Partite Iva” che di vacanze ne fanno poche o niente per esigenze di gestione delle loro attività.
Questo è il risultato di uno studio di Fiscozen, una piattaforma online che permette a liberi professionisti e ditte individuali di gestire interamente la propria Partita IVA e di essere assistito da un commercialista. Ebbene nel periodo in cui c’è chi si spaparanza al sole e chi si gode il fresco della montagna le Partite Iva, inflessibili e ligie al loro doveri professionali sono lì a lavorare, anche se a ritmi più blandi.
Questo capita all’81% del campione esaminato che ha dichiarato, inoltre, di non esserne poi così contrariato, tutt’altro. In quanto si riesce a controllare l’attività e i propri impegni personali. Sembra quasi una situazione bizzarra, un controsenso. Si preferisce lavorare durante le vacanze e non esserne dispiaciuti. In realtà sta mutando il paradigma culturale con cui si lavora e si stacca la spina. Non è che le ferie non sono ambite, ma solo il 42% riesce a programmarle.
Quasi il 50% continua ad essere sollecitato dai clienti anche quando si è in ferie, mentre per il restante 50% il distacco dal lavoro non è mai sufficiente abbastanza. Sarà la loro conformazione giuridica espressa, essenzialmente, da 2 categorie: libera professione e ditta individuale, che li porta ad essere liberi da orari, ma costretti a stare sempre sul pezzo.
La prima si suddivide in: professionisti iscritti ad un albo, come avvocati, medici, giornalisti, psicologi o ingegneri; professionisti ordinari, come copywriter, social media manager, web designer o consulenti vari. La seconda riguarda attività di tipo imprenditoriale, commerciale o artigianale. È caratterizzata dall’organizzazione di beni, risorse o materiali (es. un negozio, un e-commerce, un parrucchiere o un idraulico).
C’è da registrare, infine, che pur restando al lavoro nel mese di luglio-agosto il loro fatturato si riduce, perché sono in ferie la maggioranza dei loro clienti. Alla fine non è certo se il gioco vale la candela, sarebbe il caso di chiudere baracca e burattini, staccando tutte le comunicazioni e godersi un periodo di autentico rilassamento e benessere.

Essendo un mondo eterogeneo non tutti i titolari di Partita Iva hanno lo stesso andamento. Ad esempio il mese di agosto, in cui la gran parte delle attività chiudono o riducono il ritmo di lavoro, i servizi di alloggio e turismo registrano una crescita anche notevole. Anche le agenzie di viaggio, i servizi finanziari e immobiliari lavorano con una certa lena nel periodo. Mentre per altri settori il mese di agosto è come cantare il de profundis.
Il settore più colpito è il commercio al dettaglio, seguito dall’assistenza sanitaria, servizi legali e contabili, istruzione, attività creative e quelle rivolte alla persona. L’aspetto più critico è rappresentato dalla libertà di cui gode la Partita Iva. Ma solo sulla carta in quanto, di fatto, sono sempre a disposizione del cliente. Bisogna imparare a saper dire di no, a godere di un vero riposo.
Alla lunga se ne avvantaggerà la stessa attività che potrà crescere con maggiore efficacia. C’è da registrare che, essendo lavoratori autonomi o liberi professionisti, le Partite Iva, non hanno rapporti di lavoro subordinato, per cui il periodo di ferie è sulle loro spalle.
Non tutti, forse, hanno un giro d’affari per cui si può stare senza lavoro per il periodo di vacanza. Si opta, quindi, per rinunciare, pur in presenza di un’attività economica rallentata. Quantomeno non si spende. Magra consolazione!