“Salviamo gli Alberghieri”: il manifesto per rilanciare l’ospitalità

Per il coordinamento nazionale docenti dei Diritti umani occorre un confronto su ruolo, identità e prospettive degli istituti professionali.

Il coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani (CNDDU) aderisce al manifesto nazionale “Salviamo gli Alberghieri – Dieci punti per una nuova istruzione professionale italiana”, riconoscendo nell’iniziativa un contributo significativo all’apertura di un confronto sul ruolo, sull’identità e sulle prospettive degli istituti professionali e, in particolare, degli indirizzi dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera.

Le dieci direttrici individuate dal Manifesto interessano alcuni degli aspetti maggiormente rilevanti per la qualità e l’efficacia dell’istruzione professionale: il rafforzamento delle discipline professionalizzanti e della didattica laboratoriale, la riconoscibilità nazionale dei percorsi, lo sviluppo di livelli più avanzati di specializzazione, la disponibilità stabile di risorse per laboratori e attrezzature, il raccordo tra scuola, professionisti e imprese, la continuità del percorso quinquennale, la valorizzazione degli insegnanti tecnico-pratici, il monitoraggio degli esiti formativi e occupazionali, l’attenzione alle condizioni di lavoro nei settori di riferimento e il consolidamento del ruolo dell’istruzione professionale nel sistema nazionale.

Tali questioni richiedono una valutazione complessiva alla luce dell’assetto delineato dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, che ha ridefinito i percorsi dell’istruzione professionale attribuendo loro una specifica identità culturale, metodologica e organizzativa. In questa cornice, gli interventi di innovazione devono essere orientati al miglioramento della qualità della formazione e al rafforzamento della specificità degli istituti, evitando soluzioni che possano determinare un indebolimento della consistenza dei percorsi o un’eccessiva disomogeneità dell’offerta formativa sul territorio nazionale.

Particolare rilievo assume la dimensione laboratoriale, che costituisce una componente strutturale della formazione professionale e richiede disponibilità continuativa di attrezzature, tecnologie, materiali e personale qualificato. La possibilità di realizzare attività laboratoriali adeguate non può dipendere esclusivamente dalle differenti condizioni economiche e organizzative delle singole istituzioni scolastiche, ma necessita di una programmazione stabile delle risorse, coerente con gli obiettivi formativi previsti dall’ordinamento.

Nella stessa prospettiva deve essere considerata la durata quinquennale del percorso, che consente una progressiva acquisizione delle competenze culturali e tecnico-professionali e permette, al conseguimento del diploma, sia l’ingresso nel mondo del lavoro sia la prosecuzione della formazione negli ITS Academy e nelle università. Ogni eventuale modifica dell’assetto esistente dovrebbe pertanto essere valutata in relazione ai suoi effetti sulla completezza della preparazione e sulle successive opportunità formative e professionali.

Il CNDDU ritiene inoltre essenziale valorizzare la funzione degli insegnanti tecnico-pratici, il cui contributo è strettamente connesso alla specificità didattica degli Istituti professionali, favorendone l’aggiornamento e il pieno coinvolgimento nei processi di innovazione dei percorsi.

Il rapporto con il sistema produttivo rappresenta un ulteriore ambito sul quale è necessario mantenere un equilibrio preciso. La collaborazione con imprese, professionisti, associazioni di categoria, ITS Academy, università e altri soggetti qualificati può concorrere all’arricchimento della formazione, purché si sviluppi nel rispetto delle competenze e delle responsabilità proprie dell’istituzione scolastica. Le esperienze svolte nei contesti lavorativi devono conservare una finalità formativa effettiva, essere coerenti con il percorso di studi e svolgersi secondo la normativa vigente, con adeguate condizioni di progettazione, tutoraggio e sicurezza e con una chiara distinzione rispetto al rapporto di lavoro.

Appare inoltre utile rafforzare gli strumenti di osservazione degli esiti successivi al diploma, così da disporre di dati sulla prosecuzione degli studi, sull’inserimento occupazionale e sulla permanenza nei settori professionali di riferimento. Tali elementi possono contribuire alla valutazione dell’efficacia dei percorsi e alla programmazione degli interventi, anche in relazione all’evoluzione delle professionalità richieste.

La qualità dell’istruzione professionale è infatti strettamente connessa alla capacità del sistema di costruire un rapporto equilibrato tra formazione e lavoro. Per i settori dell’enogastronomia, dell’ospitalità e del turismo ciò implica anche un confronto sulle condizioni nelle quali le professionalità formate dalla scuola vengono successivamente impiegate, nel rispetto della disciplina dei rapporti di lavoro, degli orari, dei riposi e delle disposizioni in materia di salute e sicurezza.

Alla luce di tali considerazioni, il CNDDU condivide l’esigenza di un confronto nazionale capace di superare interventi frammentari e di ricondurre le diverse questioni a una prospettiva organica di qualificazione dell’istruzione professionale. In tale direzione aderisce al percorso promosso dal Manifesto “Salviamo gli Alberghieri” e manifesta la propria disponibilità a contribuire agli Stati Generali degli Istituti Alberghieri, quale sede di approfondimento e di elaborazione di proposte rivolte alle istituzioni competenti.

Il rilancio degli istituti alberghieri richiede una programmazione stabile, capace di coniugare qualità della formazione, specificità professionale, innovazione didattica, adeguatezza delle dotazioni laboratoriali e corretta relazione con il sistema produttivo. Su tali presupposti il CNDDU considera il Manifesto una base utile per proseguire un confronto finalizzato al consolidamento e alla qualificazione dell’istruzione professionale italiana.