Vannacci pone le sue condizioni a Meloni

Il generale ha aperto a un’intesa con la premier solo a patto di un accordo scritto su remigrazione, fisco ed energia.

Roma – Sul posizionamento internazionale, Vannacci ha voluto anzitutto smentire ipotesi di rotture improvvise con Unione europea, Nato ed euro, parlando di un approccio pragmatico e lontano da logiche ideologiche, in cui ogni vincolo dovrebbe essere valutato in funzione dell’interesse nazionale: integrazione, ha detto, non equivale a sottomissione, così come la sovranità non implica isolamento.

È proprio partendo da questa cornice che il generale ha commentato l’ascesa della sua formazione. Le rilevazioni di Swg per La7 e di YouTrend hanno collocato Futuro Nazionale davanti sia alla Lega che a Forza Italia, rendendo il movimento la seconda forza del centrodestra dopo Fratelli d’Italia. Un dato che Vannacci ha rivendicato in un’intervista al Dubbio, ricordando come il suo partito fosse stato dato per “condannato allo zero virgola” e sostenendo che la crescita gli permetta ora di incidere sugli equilibri della coalizione.

La sua presenza al Forum di Cernobbio ha acceso le polemiche nei giorni scorsi, in particolare da parte di Carlo Calenda. Vannacci ha respinto le critiche, spiegando che l’invito sarebbe arrivato perché Futuro Nazionale è ormai una forza politica che nessuno può più ignorare, e osservando che a Cernobbio, a differenza di quanto accadrebbe con Calenda, le idee si discuterebbero invece di essere boicottate. Ha inoltre negato che il programma economico del suo movimento risulti più morbido rispetto alle posizioni assunte su sicurezza e immigrazione, definendolo piuttosto “serio e realista”.

Sul fronte dei rapporti con Giorgia Meloni, il generale ha riconosciuto alla premier carisma e capacità politica, ammettendo che una convergenza sarebbe naturale vista la comune collocazione a destra. Ha però escluso categoricamente il ruolo di comprimario, chiarendo che Futuro Nazionale non intende fare da “ruota di scorta”. Un’eventuale intesa, ha precisato, dovrebbe fondarsi su un patto scritto, pubblico e verificabile che tocchi remigrazione, sicurezza, fisco, energia e interesse nazionale, incluso lo stop all’invio di armi e fondi a Kiev in assenza di una strategia definita.

Nessuna cambiale in bianco, ha chiuso il generale: un governo guidato da Futuro Nazionale rappresenterebbe per gli italiani soltanto la fine di un’Italia sottomessa.