Colpo nella notte a Oderzo. Il titolare, che vive sopra il negozio, ha sentito i rapinatori, che erano armati di piede di porco e cacciavite.
Oderzo (Treviso) – Ci sono paure che si tramandano di generazione in generazione, come un’eredità che nessuno vorrebbe ricevere. Marco Corona lo ha scoperto nel cuore della notte tra mercoledì e giovedì, quando si è trovato faccia a faccia con quattro banditi che stavano svuotando la sua gioielleria in Piazza Grande. L’istinto gli gridava di reagire, di difendere il lavoro di una vita. A trattenerlo è stato il ricordo del nonno, ucciso durante una rapina nel 1951: “Non volevo fare la sua fine”.
Il colpo è scattato intorno alle 3.30 nel cuore storico di Oderzo. Una banda di quattro, forse cinque uomini, tutti travisati, ha forzato la porta blindata della rinomata Gioielleria Corona, affacciata sulla centralissima Piazza Grande. Una volta dentro, i malviventi hanno svuotato un estintore a polvere, saturando l’aria di una fitta coltre bianca per ridurre la visibilità e ostacolare l’intervento delle forze dell’ordine. Poi hanno mandato in frantumi le teche e fatto razzia di gioielli e orologi.
A far saltare i loro piani è stata la presenza del proprietario. La famiglia Corona, da decenni, abita proprio sopra il negozio: svegliato dall’allarme e avvertito dalla vigilanza, Marco è sceso in strada gridando ai ladri di andarsene, che aveva già chiamato i carabinieri. Non si è fermato lì. Con sangue freddo è uscito all’esterno per leggere la targa dell’auto, una Mercedes parcheggiata a fianco con il muso già rivolto verso la fuga. È stato allora che la situazione si è fatta pericolosa: i banditi lo hanno minacciato con un grosso piede di porco e lunghi cacciavite, gli stessi arnesi usati per scassinare l’ingresso. Un minuto e mezzo dopo l’allarme è sopraggiunta l’auto della vigilanza e la banda si è dileguata.
A frenare l’istinto del gioielliere – che ha un passato da rugbista nei Grifoni Rugby Oderzo – è stata una ferita di famiglia mai rimarginata. “È prevalsa la ragione”, racconta a Treviso Today. Nel 1951 il nonno paterno, padre di suo padre Bruno, venne ucciso a colpi d’arma da fuoco dai banditi che gli tesero un agguato mentre rientrava a casa con la valigetta dei preziosi. “Mio papà aveva solo 10 anni – ricorda Corona – fu un evento che segnò per sempre la nostra famiglia”.
All’amarezza per la rapina si aggiunge un dolore che va oltre il valore del bottino, non ancora quantificato: tra i pezzi trafugati ci sono anche gioielli disegnati dal padre Bruno. Sul caso indagano i carabinieri della Tenenza di Oderzo, che passeranno al setaccio le immagini delle telecamere della gioielleria – regolarmente funzionanti e non oscurate – e quelle della videosorveglianza cittadina. Resta la rabbia del titolare per una dinamica che si ripete: “Io vivo del mio mestiere, questi signori vivono d’altro”.