Quindici coltellate al marito malato, arrestata anziana con la mente offuscata

La vittima è lo storico ristoratore Francesco Mongardi, 78 anni. La moglie coetanea, divorata dalla demenza senile, è finita in carcere.

Imola – Ci sono tragedie che maturano nel silenzio di una casa, dietro una porta chiusa, là dove la malattia logora lentamente due esistenze legate da una vita intera. È quanto si è consumato in un appartamento al terzo piano di via Bellini, a Imola, dove Francesco Mongardi, 78 anni, volto conosciuto e stimato della ristorazione cittadina, è stato ucciso a coltellate dalla moglie coetanea. A impugnare l’arma è stata una donna fragile e stremata dall’avanzare della demenza senile, oggi rinchiusa nel reparto infermeria del carcere.

Il dramma si è compiuto nel primo pomeriggio di martedì 1° settembre, in quei pochi minuti in cui i due anziani erano rimasti soli in casa. La badante, che assisteva la coppia, era uscita per alcune commissioni. Al suo rientro, la scena che le si è parata davanti era di quelle che non si dimenticano: il corpo di Francesco riverso nella camera da letto e la moglie poco distante, in stato confusionale e sporca di sangue. È stata lei a lanciare l’allarme.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Imola, il nucleo investigativo e il personale del 118, ma per l’anziano non c’era ormai più nulla da fare. Il medico legale ha contato le ferite: almeno 15 coltellate, inferte al volto, al collo e al torace. Un’esplosione di violenza inspiegabile, difficile da conciliare con l’immagine di una coppia che aveva condiviso decenni di vita.

Francesco Mongardi non era un uomo qualunque per Imola. Insieme al fratello Luciano aveva gestito per anni uno storico locale della zona del Piratello, lasciando un ricordo affettuoso in tanti concittadini. “Era una persona conosciuta e stimata in città, legata a lungo al mondo della ristorazione imolese e al quartiere Pedagna”, si legge nel messaggio di cordoglio diffuso dall’amministrazione comunale, che si è stretta attorno ai familiari.

Sul movente gli inquirenti, coordinati dal Pubblico ministero Roberto Ceroni, procedono con prudenza. L’ipotesi più accreditata è che il gesto sia legato proprio alla malattia di cui l’uomo soffriva da tempo, in un quadro di fragilità segnato dall’età e dalla sofferenza. Ma è un’ipotesi ancora tutta da verificare.

Il nodo più delicato riguarda la capacità di intendere e di volere della donna al momento del delitto. La Procura di Bologna incaricherà un consulente di valutarla. Il difensore, l’avvocato Gabriele Bordoni, ha ricordato la “sensibilità” mostrata da carabinieri e magistrato: prima di disporre il carcere della Dozza, dove l’anziana è entrata all’alba, è stata a lungo cercata una soluzione più idonea alle sue condizioni.

Oggi, giovedì 3 settembre, è in programma l’udienza di convalida davanti alla giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli, chiamata a decidere la misura cautelare. Intanto è stata disposta l’autopsia sul corpo del 78enne, che dovrà chiarire gli ultimi, drammatici istanti di una tragedia familiare consumata all’ombra della malattia.