Lab21 conferma l’equilibrio serrato tra le coalizioni, ma il segnale più netto arriva dagli under 35, sempre più lontani dai punti di riferimento tradizionali.
Un italiano su cinque tra i giovani, oggi, non si riconosce in alcun leader politico. È questo il dato che la rilevazione Lab21 restituisce con più forza, superiore di oltre cinque punti rispetto alla media generale (20,4% contro 15,1%). Non si tratta di un semplice travaso di voti da una parte all’altra dello schieramento: mentre Giorgia Meloni perde consenso tra gli under 35, scendendo dal 30,7% del campione complessivo al 24,1%, sia Elly Schlein (dal 13,5% al 17,3%) sia Giuseppe Conte (dal 12% al 14,7%) crescono, ma non abbastanza da assorbire per intero lo scarto lasciato dalla premier.
Il risultato è una generazione più orfana di riferimenti che spostata politicamente, un fenomeno che arriva peraltro dopo mesi in cui i giovani italiani hanno smentito la propria fama di disimpegnati, tra le mobilitazioni studentesche su istruzione e sicurezza e una partecipazione elettorale rilevante al referendum sulla giustizia.
A livello nazionale, intanto, la fotografia resta quella di un Paese diviso quasi a metà. Il centrosinistra sale al 44,2%, tre punti sopra il centrodestra, fermo al 41,4%; ma è ancora Fratelli d’Italia, con il 28,1%, a guidare la classifica dei singoli partiti, davanti al Pd al 20,2% e al Movimento 5 Stelle al 13,9%. Nel resto del quadro spicca la progressione di Vannacci, arrivato all’8% (+0,4 punti), che porta Futuro Nazionale a scavalcare Forza Italia (7,2%), Alleanza Verdi-Sinistra (5,8%) e una Lega ormai al 5,3%.
Messi insieme, i due dati raccontano una fotografia più complicata della semplice sfida tra governo e opposizione. Il vantaggio della coalizione di centrosinistra nel dato aggregato non si traduce in un travaso automatico di consenso verso i suoi leader, e il primato di FdI tra i partiti convive con una crescente distanza della premier dall’elettorato più giovane. È soprattutto su questo secondo fronte, quello della rappresentanza generazionale, che si gioca oggi la partita più incerta: non tra chi guida i sondaggi, ma tra chi riesce a intercettare un elettorato che, per ora, preferisce non scegliere nessuno.