Di contro la delegazione israeliana delle Nazioni Unite ha reagito con sdegno, rabbia e risentimento, definendo quei bambini “scudi umani” di Hamas.
La vita resta sospesa a Gaza. Purtroppo non è il titolo di un film esistenzialista ma il dramma che sta vivendo quel lembo di Palestina. Da anni è sotto i riflettori della cronaca internazionale per le tensioni con Israele. La situazione è precipitata col vile attacco di Hamas, l’ala militare del movimento islamista palestinese, il 7 ottobre 2023, la cosiddetta “Operazione Diluvio al-Aqṣā”, in cui furono uccisi almeno 1200 civili e militari israeliani e rapiti circa 250 persone.
L’efferato episodio è avvenuto nel giorno del 50mo anniversario dello scoppio della guerra arabo-israeliana del 1973. La risposta militare di Israele è stata immediata, come se aspettasse l’occasione adatta, prima con raid aerei contro l’enclave costiera palestinese e poi, a 20 giorni dall’attacco di Hamas, con un’offensiva di terra all’interno della Striscia.
Le autorità sanitarie locali hanno riferito che ci sono state migliaia di vittime sin dalla prima ora. La situazione resta drammatica e malgrado tregue passate, che si sono rivelate esili come un capello, l’esercito israeliano ha ripreso a colpire la Striscia. La popolazione è allo stremo a causa della distruzione delle infrastrutture e di una grave carenza di cibo, acqua e medicinali. Nel contesto è palpabile l’emergenza sanitaria, la carenza di aiuto e lo stallo politico.

Lo scorso 23 giugno la Commissione d’inchiesta dell’ONU sulla Palestina occupata, istituita nel 2021, ha diffuso un report dall’eloquente titolo: “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta: il deliberato attacco di Israele contro i bambini palestinesi nel Territorio Palestinese Occupato dal 7 ottobre 2023”. Nel rapporto si parla di genocidio, crimini contro l’umanità e di guerra.
L’eliminazione fisica dei bambini, regolare e metodica, perpetrata dall’esercito israeliano, secondo il report, è la conferma della volontà di sopprimere la popolazione. Oltre ai circa 20 mila bambini uccisi nei primi 2 anni di guerra, sono tanti anche quelli con arti amputati, senza genitori, affamati. Inoltre sono stati distrutti numerosi reparti neonatali e scuole.
Non si è trattato di vittime random ma frutto di una precisa volontà politica per cancellare la speranza di vita futura palestinese. Sono statati colpiti scuole, edifici, campi profughi. Azioni che hanno mirato a sgretolare i principi culturali e sociali della società palestinese, neutralizzando il rendimento scolastico dei bambini. Sono più di 2 anni che si è scatenato uno sterile dibattito sull’opportunità di utilizzare o meno il termine “genocidio” per definire il massacro dei palestinesi.
La denuncia della Commissione dell’ONU ha provocato una valanga di polemiche, esasperate dal web e dai social. La delegazione israeliana delle Nazioni Unite ha reagito con sdegno, rabbia e risentimento, definendo quei bambini “scudi umani” di Hamas. Il solito refrain che si ripete ogni volta che le analisi si fondano sulle convinzioni personali e non sui fatti.
Già dai tempi della prima guerra del Golfo in Iraq, la propaganda statunitense denunciò che Saddam Hussein, ras iracheno, faceva uso di “scudi umani”. Una balla sesquipedale, che fece il paio con quella sulle “armi di distruzione di massa” in dotazione all’esercito iracheno! Stride, in tutto questo dramma epocale, l’assenza dei giornali che, in maggioranza, coprono sotto una coltre di silenzio gli avvenimenti in corso in quella parte del mondo martoriato.
In parte per scelta editoriale ma anche per il divieto di Israele di far entrare la stampa a Gaza. Meno male che è l’unica democrazia in Medio Oriente, il cui comportamento, ha tuttavia assunto i connotati del più bieco autoritarismo. Che squallore.