Berna ha annunciato la ripresa delle riammissioni dei richiedenti asilo: sul tavolo restano centinaia di casi ancora da definire.
Sono 652 le persone che, secondo i calcoli più aggiornati, potrebbero essere rimandate dalla Svizzera in Italia una volta risolto il nodo tecnico legato alla data di ingresso nel continente. Il numero emerge da una platea più ampia, quella dei 3.784 cosiddetti “dublinanti” arrivati dopo il blocco delle riammissioni imposto dal governo italiano nel dicembre 2022: di questi, circa 1.400 hanno già ottenuto protezione internazionale e altri restano in attesa di una decisione sulla propria domanda.
A comunicare la svolta è stata Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione elvetica, intervenuta su un’emittente pubblica di lingua tedesca. Baker ha reso noto che i primi voli sono già stati prenotati e partiranno a fine agosto, riguardando inizialmente un numero limitato di casi isolati. Nelle sue parole, l’obiettivo è far sì che il sistema d’asilo europeo torni a “funzionare in modo duraturo” senza restare sovraccarico.
La decisione arriva a distanza di quasi quattro anni dall’ultima volta in cui l’Italia aveva accettato riammissioni di questo tipo. Nel dicembre 2022, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, insediato da poche settimane, aveva comunicato ai partner europei l’impossibilità di riprendere i migranti sul proprio territorio, giustificando la scelta con una pressione migratoria giudicata insostenibile. Da allora Roma aveva di fatto smesso di ricevere indietro chi, pur essendo entrato in Europa dall’Italia come da regolamento di Dublino, era riuscito a raggiungere altri Paesi senza aver presentato domanda d’asilo nel Paese di primo approdo.
Il quadro è cambiato con l’entrata in vigore, il 12 giugno scorso, del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che prevede compensazioni economiche per gli Stati di primo ingresso e meccanismi di redistribuzione, a condizione però che questi rispettino gli obblighi previsti, incluso quello di occuparsi effettivamente di tutti i richiedenti asilo. Poche settimane dopo l’entrata in vigore del Patto, anche la Germania aveva annunciato la ripresa delle riammissioni: il primo caso, quello della cittadina somala Faduma Abdirisaq Warsame, era stato bloccato in extremis dai suoi legali, che l’hanno affidata a una struttura della chiesa evangelica di Norimberga per garantirle asilo ecclesiastico.
Resta però da chiarire un punto cruciale, tuttora oggetto di trattativa tra Berna e Roma: se il nuovo Patto imponga all’Italia di riprendere solo i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno, come sostiene il governo italiano, oppure anche quelli giunti nei quasi quattro anni precedenti. Baker ha spiegato che le prime riammissioni riguarderanno soltanto casi successivi al 12 giugno e che le nuove procedure dovranno prima essere testate su situazioni concrete, segno che un’intesa definitiva non è stata ancora raggiunta.
La notizia ha immediatamente riacceso le polemiche politiche in Italia. Dalle file di Azione, Osvaldo Napoli ha collegato la vicenda alla sospensione del Trattato di Schengen decisa da Roma nei confronti della Spagna dopo i fatti di Ceuta, definendola una mossa che si sarebbe ritorta contro lo stesso governo, riportando l’Italia nella medesima posizione di un anno prima nei confronti di Germania e Svizzera. Toni critici anche dal Movimento 5 Stelle, dove il senatore Marco Croatti ha parlato di un sistema che rischia di scaricare sull’Italia più responsabilità e costi senza un’effettiva solidarietà europea in cambio.