Sequestrati il computer e le chiavette di Gianni Di Vita. Da Berlino l’esito: lui e la figlia Alice mai a contatto col veleno.
Pietracatella (Campobasso) – Un vecchio computer desktop Lenovo e dieci pen drive. È in questi supporti informatici che gli inquirenti sperano di trovare la chiave del giallo di Pietracatella, il caso di avvelenamento da ricina che lo scorso Natale ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia 15enne Sara Di Vita. I dispositivi, sequestrati dalla Squadra mobile della Questura di Campobasso a Gianni Di Vita, ex sindaco del paese nonché marito e padre delle vittime, potrebbero custodire documenti e tracce riconducibili non a lui, ma alle due donne uccise.
Dalla convalida del sequestro emerge un dettaglio che riaccende l’indagine. Secondo la Procura, computer e chiavette potrebbero contenere materiale scritto dalle vittime: gli inquirenti ritengono infatti che quei supporti siano stati usati da Antonella, che collaborava all’attività professionale del marito, e da Sara, in particolare durante la didattica a distanza nel periodo della pandemia. Per questo la Procura ipotizza che negli apparecchi possano esserci documenti redatti dalle due vittime o tracce di navigazione in internet pertinenti ai reati sotto inchiesta.
Il provvedimento si inserisce in un’indagine che corre su due binari paralleli: da un lato il filone in cui risultano indagati cinque medici per omicidio colposo, procedimento nel quale lo stesso Di Vita figura come parte offesa; dall’altro l’ipotesi, contro ignoti, di duplice omicidio premeditato.
Sul fronte tossicologico è arrivata intanto la prima risposta da Berlino. Il Robert Koch Institute, tra i centri più avanzati al mondo nello studio dei veleni, ha analizzato i campioni di sangue prelevati il 1° luglio a Gianni e all’altra figlia della coppia, Alice: al momento non sono emerse evidenze di un’esposizione alla ricina.
Un esito che, se confermato, escluderebbe per entrambi il contatto con la sostanza che ha ucciso Antonella e Sara, e che risulta coerente con quanto già accertato dal Centro antiveleni di Pavia. Il dato pesa in particolare per l’ex sindaco, che nelle ore in cui le condizioni di moglie e figlia precipitavano aveva accusato malori ed era finito ricoverato allo Spallanzani di Roma.
Le indagini, intanto, non si sono fermate neppure nei giorni del ponte di Ferragosto: negli uffici della Squadra mobile sono proseguiti gli interrogatori delle persone informate sui fatti, e sono state convocate anche persone finora mai sentite.