L’imponente business degli allevamenti di mezzosangue difende la festa, ma per le associazioni animaliste l’arena di Piazza del Campo resta una gabbia medievale.
Siena – Le immagini arrivate dai festeggiamenti post-gara del Palio di Siena di martedì 18 agosto raccontano, ancora una volta, una realtà spaccata a metà. Da un lato c’è la gioia sfrenata della contrada del Nicchio, tornata a trionfare dopo ben ventotto anni d’attesa grazie all’accoppiata vincente formata dal cavallo Anda e Bola e dal fantino Giovanni Atzeni, detto “Tittia”. Dall’altro ci sono i pochi secondi in cui quella festa si è trasformata in dramma: l’impatto con un contradaiolo finito sulla traiettoria del cavallo, la rovinosa caduta a terra e il ricovero d’urgenza di Tittia all’ospedale Santa Maria alle Scotte per un trauma cranico.
Il video del crollo del fantino e dell’animale tra la folla ha riaperto con violenza la piaga delle polemiche. Se per i senesi il Palio è un rito inviolabile dove “Fortuna e Virtù” si sfidano machiavellicamente tra patti segreti e diplomazie di contrada, per il movimento animalista si tratta dell’ennesimo show dello sfruttamento. Dieci cavalli lanciati a rotta di collo sulle pietre di Piazza del Campo, tra curve insidiose e migliaia di persone urlanti, rappresentano una cornice che per molti ha ormai smesso di essere cultura per diventare puro pericolo.
Sul piano tecnico e veterinario, la difesa della manifestazione punta forte sulle trasformazioni degli ultimi anni. I ronzini da traino di un tempo hanno lasciato il posto a un’autentica “industria del cavallo“: una filiera d’eccellenza focalizzata sulla selezione di mezzosangue e angloarabi, curati con rigore scientifico e considerati più idonei ad affrontare le rigidità del percorso. Ma la selezione genetica e l’assistenza clinica d’allora non riescono a cancellare il vizio di forma: i rischi intrinseci di un tracciato cittadino rimangono altissimi.
Il quesito se il Palio debba essere abolito del tutto o radicalmente riformato non trova risposte facili nei registri della politica o della tradizione. Quel che è certo è che la percezione pubblica sta cambiando sempre più. Di fronte a piazze trasformate in arena e incidenti che sfiorano la tragedia ad ogni carriera, la narrazione del romanticismo medievale comincia a scricchiolare. E l’imponente macchina economica che ruota attorno agli allevamenti e alle contrade si trova ora costretta a fare i conti con un’opinione pubblica sempre meno disposta a barattare il benessere degli animali con la bandiera di una vittoria.