Tre spari al pronto soccorso per fermare il fuggitivo: agente indagato

Un 22enne marocchino, che era stato arrestato poche ore prima, ha dato in escandescenze mentre era in ospedale.

Prato – L’ospedale si è trasformato in un teatro di caos e paura: un 22enne marocchino, arrestato poche ore prima, ha dato in escandescenze mentre era in pronto soccorso, ha scaricato un estintore tra le barelle e ha tentato di guadagnare l’uscita. Per fermarlo, un agente della polizia penitenziaria ha esploso tre colpi di pistola. Uno ha raggiunto il fuggitivo a una gamba. E ora, per un paradosso che ha il sapore amaro della cronaca di questi giorni, è proprio il poliziotto che ha sparato a ritrovarsi indagato per tentato omicidio.

Il giovane era finito nelle mani degli agenti domenica pomeriggio, sorpreso mentre lanciava dall’esterno un plico di droga oltre il muro di cinta del carcere della Dogaia. Un gesto tutt’altro che nuovo per lui: secondo quanto ricostruito, si tratterebbe di un ex detenuto scarcerato da poche settimane, tornato subito a ronzare attorno al penitenziario. Scoperto, si è dato alla fuga, ma dopo pochi metri è caduto, ferendosi. Da qui il trasferimento al pronto soccorso, sotto la scorta degli agenti, per essere medicato.

È in ospedale che la situazione è precipitata. Sdraiato su una barella, con le manette ai polsi, l’uomo si sarebbe improvvisamente alzato e, nonostante i movimenti limitati, è riuscito a impossessarsi di un estintore. Lo ha azionato, riempiendo il reparto di schiuma e confusione, e si è scagliato con violenza contro gli agenti di piantonamento. Il bilancio dell’aggressione è pesante: due poliziotti penitenziari feriti, uno con la frattura di una mano e trenta giorni di prognosi, l’altro con dieci giorni.

Poi la corsa verso l’uscita. Gli agenti gli avrebbero intimato di fermarsi, e a quel punto sarebbero partiti i colpi: i primi due verso l’alto, come avvertimento, il terzo verso il basso. È quest’ultimo ad aver raggiunto il 22enne alla gamba, immobilizzandolo definitivamente. La ferita è stata giudicata lieve: il proiettile ha trapassato l’arto senza bisogno di sala operatoria. Il giovane è ora ricoverato nella sezione di sicurezza dell’ospedale di Pistoia, riservata ai detenuti.

A guidare le indagini è il procuratore Luca Tescaroli, che ha assunto la direzione del caso e ha spedito all’agente un invito a comparire. A far scattare l’ipotesi di tentato omicidio sarebbero stati i filmati delle telecamere installate al pronto soccorso, un paio puntate proprio sulla zona degli spari. Immagini che, stando a quanto trapela, restituirebbero quella che sembra a tutti gli effetti una sorta di “caccia all’uomo”. La ricostruzione, insomma, potrebbe rivelarsi ben diversa da quella emersa nelle prime ore. “La situazione di illegalità attorno al carcere si perpetua”, ha commentato con amarezza lo stesso Tescaroli.

Gli spari hanno seminato il terrore tra pazienti e personale sanitario, pur non coinvolti direttamente nella colluttazione. Il pronto soccorso è stato chiuso per ore per consentire i rilievi della Scientifica, mentre le ambulanze dirette al Santo Stefano venivano dirottate su Pistoia e Firenze. Sul posto carabinieri, polizia, vigilanza privata e il magistrato di turno.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato Sappe, per voce del segretario Francesco Oliviero, che ha parlato di “violenza cieca” contro gli agenti e di un vero e proprio miracolo se non ci sono state vittime tra medici e cittadini. Non un episodio isolato: lo stesso giorno, al pronto soccorso della Versilia, un infermiere è stato aggredito da un paziente. Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Toscana hanno lanciato l’ennesimo grido d’allarme, chiedendo misure concrete di tutela. Perché, ricordano, “proteggere chi cura significa proteggere il diritto alla salute di tutti”.