Il giudice ha revocato il nulla osta per motivi di sicurezza. Domani in chiesa ci sarà il papà, scortato dalla penitenziaria. Lei resterà in cella.
Bordighera – Non ci sarà la madre a dare l’ultimo saluto a Beatrice, la bimba di appena due anni trovata senza vita nella casa di Bordighera lo scorso 9 febbraio. A poche ore dalle esequie, fissate per venerdì 14 agosto alle 16 nella chiesa dell’Immacolata Concezione, il giudice di Imperia ha revocato il nulla osta a Emanuela Aiello, la donna in carcere con l’accusa di aver ucciso la propria figlia. Una decisione fulminante, arrivata ieri sera alle 16.25, che chiude la porta a una presenza giudicata troppo pericolosa per l’ordine pubblico.
La donna sarebbe dovuta arrivare a Bordighera scortata da un mezzo della polizia penitenziaria dal carcere di Torino. Per garantirne la tutela era stata perfino ipotizzata l’istituzione di una “zona rossa” attorno alla chiesa, con accesso riservato ai soli autorizzati. Ma dopo un vertice in prefettura e un sopralluogo dentro e fuori il luogo di culto, il giudice ha scelto la linea più netta: revoca definitiva del nulla osta, per prevenire tensioni e scongiurare qualsiasi incidente davanti a una folla che si annuncia numerosissima.
A pesare sono soprattutto i rapporti incendiari con la famiglia paterna, quella che ha organizzato il funerale. Perché mentre alla madre si chiudono le porte, al papà naturale, Maurizio Rao, il nulla osta è stato invece concesso. L’uomo, detenuto nel carcere di Sanremo per un cumulo di pena, domani raggiungerà la chiesa accompagnato dagli agenti. Saranno presenti anche i nonni paterni e materni, e non è escluso che ci siano le due sorelline della piccola.
Il dramma di Beatrice ha contorni agghiaccianti. Secondo l’autopsia del medico legale, la bambina è morta per un’emorragia cerebrale provocata da un violento colpo alla testa, sferrato con un oggetto contundente. Sul corpicino i periti hanno trovato lividi non tutti recenti e segni di malnutrizione. E un dettaglio che ha fatto rabbrividire gli inquirenti: nei polmoni, tracce di nicotina, non riconducibili al fumo passivo. Per gli investigatori la piccola è cresciuta in un contesto degradato, tra abusi e maltrattamenti culminati nella morte.
Per la morte della figlia sono in cella sia Emanuela Aiello sia il compagno, Emanuel Iannuzzi, entrambi accusati di maltrattamenti aggravati: secondo la procura di Imperia sarebbe stato uno dei due a colpire Beatrice nella casa di Perinaldo. Al momento della tragedia, tra padre e madre era in corso una battaglia legale su affido e mantenimento.
In paese, intanto, non sono passati inosservati i manifesti funebri, quelli fatti affiggere dal padre: nessuna traccia del nome della madre, e una scritta che è già diventata un grido: “La tua storia meritava più ascolto”. Per la giornata dei funerali la sindaca di Bordighera, Marzia Baldassarre, ha proclamato il lutto cittadino, con le bandiere a mezz’asta. Domani, davanti a quella bara bianca, ci sarà tutta la comunità. Ma non la donna che l’ha messa al mondo.