Caldo estremo, l’allarme degli esperti: “Sarà sempre peggio”

L’ondata di calore che sta colpendo l’Italia proseguirà almeno fino a dopo Ferragosto: secondo climatologi e meteorologi bisognerà imparare a convivere con temperature sempre più elevate.

Il caldo record che sta attraversando la Penisola non accenna a placarsi: durerà almeno altri dieci giorni, fino a dopo il 15 agosto, anche se nel weekend il Nord Italia potrà contare su un sollievo temporaneo grazie ai temporali in arrivo. Secondo le previsioni di Lorenzo Tedici di iLMeteo.it, la pressione anticiclonica africana difficilmente mollerà la presa prima del 18 agosto, e anche l’attesa rinfrescata del 19 potrebbe rivelarsi solo una breve parentesi.

I numeri confermano la portata del fenomeno: al 31 luglio la temperatura media dell’emisfero settentrionale ha toccato i 22,72 gradi, contro i 22,37 registrati due anni fa, mentre in Italia il mese di luglio appena concluso è risultato il più caldo mai registrato. Il Ministero della Salute ha mantenuto il bollino rosso su 26 città, destinato a scendere a 21 entro sabato, ma con temperature percepite che restano comunque sopra i livelli di guardia. Il ricercatore del Cnr Marco Morabito ha parlato ormai di una “situazione strutturale” più che emergenziale, sottolineando come, ogni anno, si registrino nuovi record di anticipo delle ondate di calore e come quella attuale sia già la quarta consolidata della stagione. Non un caso isolato: ieri l’asfalto della Stazione Centrale di Napoli ha toccato i 48 gradi.

Non tutti condividono lo stesso ottimismo sulla capacità di adattamento. Il geologo Mario Tozzi ha espresso più di un dubbio sulla reale attitudine della specie umana a convivere con temperature estreme, ricordando come, a differenza di molti animali, l’uomo si sia finora affidato solo alla tecnologia, con un costo ambientale non indifferente: i climatizzatori, ad esempio, raffreddano gli ambienti interni ma riversano calore all’esterno, peggiorando il clima urbano. Per Tozzi la vera soluzione passa dalla trasformazione delle città, seguendo modelli già sperimentati altrove: da Parigi, con i boschi urbani nati intorno a piazza dell’Hôtel de Ville, a Medellín, dove sono stati piantati 200mila alberi collegati da 35 corridoi verdi.

Sul fronte delle soluzioni concrete, Morabito insiste sulla necessità di ripensare l’edilizia e gli spazi urbani, soprattutto nelle periferie e nelle zone rurali dove i vincoli sono meno stringenti rispetto ai centri storici: tetti e pavimentazioni chiare per aumentare l’albedo, vernici riflettenti, materiali drenanti per le strade e schermature solari esterne in grado di bloccare la radiazione prima che raggiunga le superfici vetrate. Fondamentale, secondo il ricercatore, anche il recupero del verde urbano, sempre più eroso dal consumo di suolo.

Quanto ai rifugi climatici, Tozzi li considera un palliativo più che una vera strategia: utili per proteggere le persone più fragili, ma insufficienti se si pensa di trascorrere intere estati chiusi in centri commerciali o sale cinematografiche. Il nodo resta quello delle emissioni: senza un accordo internazionale vincolante che le riduca davvero, avverte lo studioso, ogni forma di adattamento rischia di trasformarsi in un alibi, incapace di reggere il passo di un riscaldamento che potrebbe accelerare ulteriormente già dal 2027, complice l’eventualità di un nuovo Super El Niño.