Il 54enne è stato ucciso a calci, pugni e colpi di bottiglia dal branco. Due dei quattro fermati erano già fuggiti in Marocco.
Cervia – Ci sono morti che pesano come una condanna su un’intera comunità, e quella di Nicola Musiani è una di queste: un uomo mite e fragile, poco più di cinquanta chili, ammazzato di botte nel cuore della notte da un branco di ragazzi che non aveva mai visto prima. È successo nel parcheggio sterrato di viale Tritone, a Pinarella di Cervia, dove il 54enne viveva da circa dieci anni a bordo di un camper, accanto alla roulotte del padre Giorgio, 84 anni. Un luogo diventato in una manciata di minuti il teatro di un massacro.
Tutto comincia intorno alle 23.30 della notte tra il 18 e il 19 luglio. Un diciassettenne lo apostrofa con una parola di troppo – “tossico” – forse per la sua magrezza e per i suoi problemi personali. Poche ore dopo, all’uscita dalle discoteche della zona, quel ragazzo torna sui suoi passi. Ma stavolta non è solo: con lui ci sono quattro amici tra i 19 e i 23 anni, scesi da una Punto.
Sono le quattro del mattino quando si scatena l’inferno. Musiani viene colpito con sassate e calci al costato. Prova a divincolarsi, ma qualcuno gli scaraventa addosso una bicicletta. Allora tenta la fuga: lo inseguono tutti, lo raggiungono, lo fanno cadere e infieriscono con calci, pugni e colpi di bottiglia alla testa e alla schiena. Una violenza cieca, in stile “Arancia Meccanica”, che gli provoca una grave emorragia cerebrale. Verrà trovato a terra da una pattuglia dei carabinieri, allertata da chi aveva sentito i rumori. Trasportato all’ospedale Bufalini di Cesena, morirà il 22 luglio dopo giorni di agonia.
A incastrare il branco è stata soprattutto la dashcam di un camion parcheggiato lì vicino: nel filmato si intravedono sette-otto ombre affaccendate nel pestaggio. Partendo da quelle immagini, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Ravenna e della Compagnia di Cervia-Milano Marittima hanno incrociato altre telecamere, testimonianze, intercettazioni e pedinamenti. Il 7 agosto sono scattati quattro fermi per omicidio aggravato dai futili motivi in concorso, disposti dal Pm Angela Scorza. Due dei giovani, dopo aver cercato un velleitario scampo in Marocco, erano rientrati in Italia trovandosi subito le manette ai polsi.
Ciò che agghiaccia è l’assenza di un vero movente. Tra la vittima e i suoi aggressori non c’era mai stato alcun contatto: non si conoscevano, vivevano mondi lontanissimi. È bastato un litigio estemporaneo, uno sguardo, una parola, per deviare per sempre il corso di tutte quelle vite.
E dietro il nome finito sulle cronache c’era un uomo amato. Ex dj techno conosciuto come “Dj Goa” negli anni d’oro dei locali romagnoli, Nicola aiutava il padre a gestire i campi da tennis di Pinarella. Girava il quartiere con la sua inseparabile cassa stereo, la sua coperta di Linus. Alla veglia, il giorno della sua morte, si sono presentate circa duecento persone: chi con un fiore, chi con una birra, tutti a stringersi attorno all’anziano padre rimasto solo. “Per noi era il ragazzo di quartiere”, hanno ripetuto i vicini.
Ora le indagini proseguono. Gli inquirenti sono convinti che quella notte, sul piazzale, ci fosse almeno un altro giovane – un minorenne. Perché a un massacro del genere, di mani, ne servivano molte.