Riaperta l’inchiesta sul delitto del piccolo Cristiano Aprile

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati un uomo di 64 anni, ex alunno del padre della vittima.

Roma – Via Levanna 35, quartiere Montesacro: è la mattina del 24 febbraio 1987. In casa ci sono Fiorella Baroncelli e i suoi due figli, Cristiano e Giada. Bussa alla porta un giovane che pochi giorni prima si era presentato come allievo del professor Valerio Aprile, padre di Cristiano, chiedendo in prestito un libro. Fiorella apre senza sospetti.

Appena dentro, il ragazzo tira fuori un coltello, la immobilizza e la lega a una sedia. È il rumore a far uscire Cristiano dalla sua stanza: il ragazzino tenta di rifugiarsi in camera, ma viene raggiunto e colpito con una decina di coltellate. Fiorella riesce a liberarsi per soccorrerlo e resta ferita a sua volta insieme alla piccola Giada; entrambe sopravvivono, l’aggressore fugge senza lasciare tracce.

Da allora il caso resta senza un colpevole, nonostante le indagini dell’epoca avessero passato al setaccio l’ambiente scolastico del professor Aprile, interrogando circa trecento tra studenti ed ex studenti. Tra questi c’era anche l’uomo che oggi, a sessantaquattro anni, si ritrova per la prima volta indagato: allora ventiquattrenne, era stato allievo della scuola privata Pitagora e in passato anche dello stesso professor Aprile, ma il suo nome non aveva mai portato a una contestazione formale.

A riportarlo al centro dell’inchiesta è stato un saggio: “Chi ha ucciso Cristiano Aprile? Il delitto di via Levanna, dello scrittore Igor Patruno, acquisito dalla Procura perché, tra le sue pagine, indica esplicitamente il presunto responsabile e richiama le testimonianze di due ex colleghi del professor Aprile. Lo stesso Patruno è stato sentito a lungo dagli inquirenti come persona informata sui fatti, mentre l’uomo indagato, che soffrirebbe di problemi psichiatrici, è già stato interrogato nell’ambito del nuovo fascicolo, coordinato dalla Pm Alessandra D’Amore e affidato alla Squadra Mobile della Questura di Roma.

Gli investigatori stanno ora valutando un’ipotesi diversa da quella coltivata nel 1987: che il bersaglio dell’aggressione non fosse Cristiano ma sua madre e che il movente fosse di natura sessuale. Verificarla, a distanza di trentanove anni, significa fare i conti con testimonianze da riscontrare e ricordi inevitabilmente logorati dal tempo, su un caso che per una generazione intera non ha mai avuto un nome.