Per la Procura il rogo e le minacce contro il giovane cronista Adriano Cappellari erano, in realtà, una messinscena organizzata da lui stesso.
Vicenza – C’è una storia che in due mesi si è capovolta come un guanto, trasformando la vittima in indagato e la solidarietà di mezza Italia in un imbarazzato silenzio. Adriano Cappellari, vent’anni, giovane collaboratore di un settimanale di Enego, sull’Altopiano di Asiago, era diventato il simbolo del cronista minacciato dalla malavita: bombole di gas incendiate davanti a casa, lettere con l’ordine di smettere di scrivere, foto del suo volto segnate da una X. Oggi, secondo la Procura della Repubblica di Vicenza, quell’attentato drammatico che gli era valso perfino la scorta sarebbe stato una messinscena costruita da lui stesso. Il ragazzo è ora indagato per incendio, calunnia e simulazione di reato.
Tutto era cominciato la notte del 30 maggio, quando un ordigno rudimentale era esploso davanti al portone di casa Cappellari, danneggiando l’ingresso. Sul posto, insieme alle bombole di gas, era spuntata una busta con nuove minacce e alcune fotografie del giovane barrate da una croce. Un copione da film di camorra, tanto più che nei mesi precedenti Cappellari si era fatto notare raccontando le dinamiche criminali di Caivano e seguendo da vicino l’attività di don Maurizio Patriciello. Le minacce, diceva, non erano rivolte solo a lui, ma anche al sacerdote anti-clan e alla premier Giorgia Meloni.
La reazione fu immediata e trasversale. La presidente del Consiglio gli inviò un messaggio di solidarietà – “L’Italia ha bisogno di giovani coraggiosi come lui” – il ministro degli Esteri Antonio Tajani lo chiamò al telefono, l’ex governatore del Veneto Luca Zaia e la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola lo abbracciarono pubblicamente. Una settimana dopo il presunto attentato, al ragazzo veniva assegnata la scorta: un’auto con due carabinieri e gli spostamenti da programmare.
Ma proprio mentre lui indicava ai militari i sospetti – persone di Enego e dei paesi vicini – gli investigatori seguivano un’altra pista. I carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa passavano al setaccio le telecamere della zona, e gli specialisti del Ris individuavano un uomo travisato, in tuta da ginnastica, alto tra 1,69 e 1,75 metri. A incastrare presumibilmente il cronista sarebbe stato però un dettaglio banale: gli acquisti online.
Nonostante il tentativo di staccare le etichette dalle bombolette, i militari sono risaliti alla piattaforma di e-commerce. Le uniche consegne di quei prodotti a Enego risultavano fatte proprio da Cappellari: quattro cartucce di gas butano/propano ordinate il 25 aprile e sei bottiglie di alcol etilico il 29, tutte recapitate il 4 maggio.
Secondo la nota del procuratore Lino Giorgio Bruno, l’altezza del giovane sarebbe compatibile con quella della figura ripresa dalle telecamere mentre depositava la busta e innescava la bomboletta, intorno alle 23.28 del 30 maggio. Le stesse immagini mostrerebbero Cappellari rientrare a casa alle 23.11 e ricomparire alle 23.35, mentre filma col cellulare le fasi finali dello spegnimento passando dal retro dell’abitazione. Da qui la perquisizione personale, domiciliare e informatica scattata in questi giorni.
Il fascicolo resta ora nelle mani della Procura di Vicenza, che dovrà valutare gli elementi raccolti. Sul giovane, va ricordato, pesa solo un’ipotesi investigativa: fino a prova contraria, resta un indagato con il diritto di difendersi. Ma la vicenda, se confermata, lascia l’amaro in bocca a chi si era commosso per un attentato che potrebbe non esserci mai stato.