Beppe Montana, 40 anni fa il sacrificio del commissario ucciso dalla mafia

Il 28 luglio 1985 il dirigente della Squadra Mobile di Palermo fu assassinato da Cosa nostra. Aveva 33 anni ed era tra i protagonisti della caccia ai grandi latitanti.

Palermo – Sono passati 40 anni dall’omicidio di Beppe Montana, il commissario della polizia di Stato assassinato dalla mafia il 28 luglio 1985 a Porticello, nel Palermitano. A ricordarne il sacrificio è stata l’Associazione Nazionale Magistrati, che ha reso omaggio a uno dei simboli della lotta a Cosa nostra.

Nato ad Agrigento, Montana entrò giovanissimo in polizia e divenne responsabile della sezione “Catturandi” della Squadra Mobile di Palermo, il reparto specializzato nella ricerca dei latitanti mafiosi. In quegli anni lavorò al fianco del collega Ninni Cassarà e del magistrato Rocco Chinnici, contribuendo allo sviluppo di nuove tecniche investigative che permisero di infliggere colpi durissimi all’organizzazione mafiosa.

Pochi giorni prima della sua uccisione, il 25 luglio 1985, la squadra guidata da Montana aveva arrestato otto uomini vicini al boss Michele Greco, che però riuscì a sfuggire alla cattura. Tre giorni dopo, mentre si trovava a Porticello, il commissario venne assassinato da un commando mafioso. Aveva soltanto 33 anni.

Per quell’omicidio, nel 1995, la Corte d’Assise di Palermo condannò come mandanti diversi vertici di Cosa nostra, tra cui Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.

Nel 1986 a Beppe Montana è stata conferita la Medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Oggi il suo nome è ricordato in numerose città italiane attraverso strade, piazze e luoghi pubblici a lui dedicati, compresa la piazza di Porticello dove venne ucciso, a testimonianza di un impegno contro la mafia che continua a rappresentare un esempio di coraggio e senso dello Stato.