L’uomo, di 77 anni, era stato aggredito per una vecchia ruggine. La figlia: “Ti daremo la giustizia che meriti”.
Canosa di Puglia – C’è una crudeltà sorda in una vita spezzata per nulla, per una manciata di parole di troppo che diventano pugni e calci in mezzo alla strada. Sabino Di Palma era uscito di casa il 30 maggio per comprare le sigarette, un gesto banale, quotidiano. Non è più tornato. Dopo quasi due mesi trascorsi tra la Rianimazione e un letto d’hospice, il suo cuore si è fermato nella tarda serata di venerdì 24 luglio, a 77 anni, lasciando una famiglia distrutta e un’intera comunità sotto shock.
Il dramma si era consumato in una manciata di istanti. L’anziano, secondo la ricostruzione degli investigatori del commissariato di Canosa, aveva incrociato sul suo cammino un uomo con cui covava vecchi dissapori. Una discussione accesa, degenerata in fretta: prima le parole, poi la violenza. I colpi lo hanno fatto crollare a terra con un grave trauma cranico, quello che l’ha spinto in un coma dal quale non si è più risvegliato.
Ricoverato d’urgenza nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Bonomo di Andria, Sabino era stato poi trasferito in un hospice a Bisceglie. Là si è spento, dopo settimane di agonia. Ora la sua salma si trova all’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari, dove nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia, l’esame decisivo che dovrà accertare il legame tra le lesioni dell’aggressione e la morte.
Per il pestaggio era già stato fermato un 48enne con precedenti di polizia, individuato a poche ore dai fatti in un comune diverso da Canosa grazie a un’attività di ricerca e geolocalizzazione. Era stato posto ai domiciliari con l’accusa di tentato omicidio: ora, dopo il decesso, l’ipotesi di reato potrebbe essere riqualificata in omicidio.
Ma dietro le carte giudiziarie c’è soprattutto il dolore di chi resta. La figlia dell’uomo ha affidato ai social parole che squarciano il cuore: “Sei uscito il 30 maggio per comprare le sigarette e sul tuo cammino hai incontrato una bestia che ti ha aggredito, prima verbalmente poi fisicamente, in una maniera tale da mandarti in coma distruggendo la nostra famiglia. Ti giuriamo che ti daremo la giustizia che meriti”.
C’è anche il rimpianto di un annuncio mai fatto in tempo: “Ti ho visto coi vestiti insanguinati e il volto gonfio, uno shock tale da non riuscire a piangere per settimane. Non ho fatto in tempo a dirti il sesso del mio bambino”. Un nipote in arrivo che Sabino non conoscerà mai. “Ci hai insegnato a non cedere ai compromessi, a combattere e lottare. Sei stato un papà meraviglioso e un nonno splendido. Non ti dimenticheremo mai”, ha concluso la donna.