Il vero “orrore” dell’aumento dei carburanti? È che nessuno strilla più

Con la scadenza del taglio delle accise, in meno di tre settimane la benzina è aumentata del 7,5% e il gasolio di un devastante 12,5%.

C’è un dettaglio che fa tremare i polsi più dei tabelloni dei distributori. Non è solo il gasolio che ha sfondato di gran lunga i due euro al litro, toccando i 2,229 euro in modalità self e l’assurda cifra di 2,500 euro al servito. Non è nemmeno la benzina che ha superato di slancio i 2 euro. La vera, spaventosa, notizia è l’assuefazione. Il silenzio assordante con cui il Paese sta mandando giù l’ennesimo rospo.

Siamo entrati in quella fase pericolosissima dell’anestesia sociale in cui quello che fino a ieri era un abuso intollerabile oggi diventa semplicemente “il nuovo normale”. I social borbottano con video da migliaia di visualizzazioni che si chiedono fino a quando reggeremo, mentre la politica e i telegiornali ufficiali continuano a recitare la solita comoda cantilena dei “mercati internazionali”.

Il conto della serva (sulla pelle delle famiglie): I numeri diffusi da Confesercenti per il periodo dal 4 al 22 luglio dicono che, con la scadenza del taglio delle accise, in meno di tre settimane la benzina è aumentata del 7,5% e il gasolio di un devastante 12,5% (+23 centesimi al litro). Risultato? Per i soli mesi di luglio e agosto, l’esodo estivo costerà agli italiani la bellezza di 700 milioni di euro in più.

Mentre gli artigiani, gli autotrasportatori e chi usa l’auto per lavorare vedono andare in fumo centinaia di euro al mese, da Palazzo Piacentini torna a parlare il ministro Adolfo Urso. La sua risposta di oggi è un capolavoro di equilibrismo verbale: “Il prezzo è cresciuto in linea con i mercati, ma meno rispetto agli altri Paesi europei”. Un po’ come dire a un uomo che sta annegando di stare tranquillo, perché un altro sta affogando in un metro d’acqua in più.

Peccato che basti guardare appena oltre i nostri confini per smascherare questa comoda consolazione di facciata. I dati ufficiali di Global Petrol Prices dicono infatti che mentre in Italia la benzina sfonda quota 2 euro, in Spagna a Valencia il prezzo medio viaggia sereno intorno a 1,60 euro al litro, oscillando tra un minimo di 1,52 e un massimo di 1,64 euro. Qualcuno spieghi al ministro che in Europa c’è chi la benzina la paga quaranta centesimi in meno di noi a litro, e non perché sia più vicino ai pozzi di petrolio, ma semplicemente perché a Madrid non si usa il Fisco sui carburanti per fare cassa sulla pelle dei soliti noti.

Grafico GlobalPetrolPrices.com

E di fronte a questo massacro, quale sarebbe la contromisura del governo “pronto a intervenire se necessario”? Il grande ritorno delle accise mobili. Un meccanismo contorto che non è affatto un taglio immediato, ma una specie di lotteria burocratica: prima lo Stato incassa l’extra-Iva dal greggio schizzato a 94 dollari, poi la contabilità pubblica elabora il conteggio e, forse, tra qualche mese restituisce l’elemosina di 7 o 10 centesimi al litro.

Un soccorso da bradipo zoppo. Significa che l’estate la pagheremo a peso d’oro per intero, e quando la misura forse entrerà in vigore avremo già rovinato le vacanze e prosciugato i risparmi.

Non è una fatalità economica, è una scelta politica. Finché gli italiani continueranno a fare il pieno a 2,50 euro scuotendo la testa nel silenzio invece di alzare la voce, a Palazzo Chigi potranno continuare a fare gli gnorri, promettendo “interventi mirati” mentre il Fisco incassa miliardi sulla pelle di chi non può fare a meno di guidare.