Il coraggio di una signora bolognese: da sola, a mani nude, contro i violenti

Mentre volavano bombe carta e bottiglie, la donna si è messa in mezzo, ha allargato le braccia e ha provato a fermare il lancio di oggetti contro la polizia.

Bologna – In mezzo al fumo dei lacrimogeni e al fragore delle bombe carta, mentre attorno a lei un gruppo di incappucciati scagliava di tutto contro gli agenti schierati, una signora ha deciso di non voltarsi dall’altra parte. Si è fatta largo tra i più esagitati, ha allargato le braccia e ha provato a fermare da sola, con il suo corpo, il lancio di oggetti contro la polizia. Un fotogramma di puro coraggio civile, diventato virale in poche ore, nel cuore di una notte che ha trasformato il centro di Bologna in un campo di battaglia.

È accaduto nella serata di lunedì 20 luglio, quando la manifestazione pacifica convocata dal sindaco Matteo Lepore in piazza Maggiore per la morte di Abderrahim Fakir è degenerata in ore di violenza. Il presidio, partito alle 19 da piazza del Nettuno gremita di migliaia di persone, si è sciolto in un corteo che ha raggiunto piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura e alla Questura. Lì la tensione è esplosa.

Ai cori contro lo “scudo penale” sono seguiti i primi scontri: calci agli agenti, insulti, il lancio di bottiglie e bombe carta. La polizia ha risposto con manganelli, idranti e lacrimogeni. I manifestanti hanno alzato barricate con le biciclette del bike sharing e le transenne del cantiere del tram, arrivando a scagliare persino le sedie dei dehors dei locali.

È in questo inferno che si consuma la scena della donna. Le immagini, riprese da chi documentava i disordini e pubblicate da Local Team, la mostrano isolata, indifesa, mentre tenta di frapporsi tra i teppisti e le forze dell’ordine. Un tentativo quasi impossibile, che i social hanno subito eletto a simbolo: “Ha più coraggio lei di certi uomini con il volto coperto”, è il commento più condiviso sotto al video.

Il bilancio della notte è pesantissimo. Secondo la Questura sono rimasti feriti 64 agenti, con prognosi dai 3 ai 35 giorni; uno di loro è stato morso a una gamba e ne avrà per dodici giorni. Complessivamente le persone medicate sono state circa 69, tra cui cinque manifestanti. Due auto del Comune sono state date alle fiamme, decine di bici distrutte, vetrine, banche e un cantiere dei lavori tramviari danneggiati.

A monte di tutto resta il dramma di Abderrahim Fakir, 42 anni, di origini marocchine, morto domenica 19 luglio nel quartiere Pilastro mentre veniva immobilizzato a terra da due agenti durante un intervento. In un video si sente la sua voce implorare: “Aiuto, basta”. Sul decesso la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di sei persone – due poliziotti e quattro sanitari – ai quali è stato applicato per una delle prime volte lo “scudo penale” previsto dal decreto sicurezza.

La famiglia ha preso nettamente le distanze dai violenti. “Chi si sta comportando in modo criminale a Bologna è amico di chi vuole negare verità e giustizia per Fakir”, ha dichiarato l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei parenti. Dal palco la nipote, Yosra Fakir, aveva chiesto verità, giustizia, rispetto e umanità, non vendetta.

Durissima la politica. La premier Giorgia Meloni ha bollato come inaccettabile quanto accaduto, ricordando che “nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha accusato chi ha convocato la piazza di aver voluto “trasformare una tragedia in una polemica”, mentre il vicepremier Matteo Salvini ha parlato diteppisti. Il sindaco Lepore ha tracciato la linea: “Ci sono state due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. Piazza Roosevelt e gli scontri no”.

In quel confine tra le due piazze, tra la Bologna che chiedeva giustizia e quella che seminava caos, si è messa una donna sola. Senza casco, senza scudo, senza slogan. Solo le mani alzate, nel tentativo di ricordare a tutti che si può gridare senza distruggere.