Vannacci apre a Meloni ma… alle sue condizioni

Il leader di Futuro Nazionale ha chiesto un patto programmatico con tempi certi, rivendicando un’identità di destra nazionale e sovranista.

Roberto Vannacci non chiude la porta a un’alleanza con Giorgia Meloni, ma la subordina a condizioni precise. In un’intervista al Corriere dell’Umbria, il generale e leader di Futuro Nazionale rivendica anzitutto la propria collocazione politica, definendosi un uomo di destra “senza timidezze né complessi”: una destra che descrive come nazionale, sovrana, identitaria, meritocratica e sociale. Sul tema del fascismo taglia corto, definendolo un’esperienza storica chiusa da ottant’anni, e ricorda di aver giurato fedeltà alla Repubblica, aggiungendo che il proprio partito cerca consenso attraverso elezioni e partecipazione popolare, accettando il dissenso e condannando la violenza salvo i casi di legittima difesa.

Su questa base, Vannacci mette sul tavolo le condizioni per un eventuale ingresso nella coalizione di centrodestra: un accordo programmatico che dovrebbe essere scritto, pubblico e verificabile, con scadenze precise su immigrazione ed emigrazione gestite nel rispetto della legge, revisione del Green Deal, ritorno al nucleare, riduzione del carico fiscale su lavoro e famiglie, oltre a sicurezza, nuove carceri, tutela delle imprese e una politica estera ancorata all’interesse nazionale.

Il generale chiede inoltre a Meloni un cambio di rotta sul dossier Ucraina, escludendo l’invio di armi e fondi senza una strategia definita e obiettivi realmente raggiungibili. Ribadisce che, qualora i voti di Futuro Nazionale risultassero decisivi, non ci sarebbe alcuna “cambiale in bianco”: il sostegno sarebbe legato a provvedimenti concreti e scadenze certe, mentre eventuali incarichi di governo dovrebbero derivare dal consenso ottenuto e non da uno scambio negoziato in anticipo.

Guardando al bacino elettorale a cui punta, Vannacci precisa che l’obiettivo del suo movimento non è sottrarre consensi agli altri partiti, ma intercettare chi si è allontanato dalla politica: elettori delusi dalle forze attuali e soprattutto astenuti, indicati come il principale serbatoio da riconquistare per chi non crede più che il voto possa cambiare le cose.