Il giornalista, voce scomoda del calcio, è stato freddato a colpi di pistola e poi dato alle fiamme nelle campagne di Eboli.
Eboli (Salerno) – C’è un delitto che ha il volto di un’esecuzione e il sapore amaro di troppe domande senza risposta. All’alba di domenica 19 luglio, tra le sterpaglie di contrada Cioffi, i vigili del fuoco chiamati a spegnere un incendio hanno fatto una scoperta agghiacciante: un corpo carbonizzato, irriconoscibile, tanto devastato dal rogo che in un primo momento non è stato possibile stabilire se fosse un uomo o una donna. Solo il ritrovamento di una Lancia Y bianca, parcheggiata poco distante, ha squarciato il velo: quel corpo era di Luigi Esposito, 53 anni compiuti da pochi giorni, il giornalista sportivo che tutti conoscevano semplicemente come Luca.
A dare la svolta è stata la targa dell’auto, intestata alla vittima, di cui nel frattempo si erano perse le tracce. Gli inquirenti non hanno dubbi: Esposito è stato ucciso a colpi di pistola – a pochi metri i carabinieri hanno recuperato un bossolo – e poi il cadavere è stato cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme, con ogni probabilità per cancellare le prove e allungare i tempi dell’identificazione. Una freddezza chirurgica che parla il linguaggio degli agguati.
Le indagini, affidate alla Procura di Salerno guidata da Raffaele Cantone e coordinate dal sostituto Alessandro Di Vico, seguono con decisione la pista personale. L’ipotesi di un movente legato al mestiere di cronista è quella meno battuta: Esposito si occupava di sport, era una voce autorevole della serie C e un opinionista che faceva discutere, ma non aveva mai ricevuto minacce. “Difendeva con forza le sue idee, era scomodo ma mai banale”, lo ricorda commosso Pierluigi Melillo, direttore di OttoChannel, l’emittente per cui collaborava.
Sul luogo del delitto, un unico dettaglio inquietante: una sola auto, la sua. Un particolare che ha spinto gli investigatori a un’ipotesi agghiacciante: l’assassino potrebbe essere arrivato insieme alla vittima, per poi allontanarsi a piedi dopo aver premuto il grilletto. Le poche telecamere della zona avrebbero immortalato solo l’arrivo della Lancia. E c’è di più: lo sportello dell’auto era chiuso, nessun segno di colluttazione, segno che Luca era sceso tranquillo, forse per incontrare qualcuno che conosceva.
Le ultime ore raccontano di un weekend mai iniziato. Esposito, partito dalla sua casa di Lancusi di Fisciano, avrebbe dovuto raggiungere Agropoli per qualche giorno di relax. Non è mai arrivato. L’ultima telefonata risulta scambiata sabato sera, intorno alle 22.30, con un collega. Poi il silenzio.
A infittire il mistero c’è il giallo dell’Arpac. Diversi colleghi giuravano che il giornalista lavorasse per l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, qualcuno diceva di averlo visto a bordo di un mezzo con il logo dell’ente. Ma l’Arpac ha smentito ufficialmente ogni rapporto di lavoro con Esposito. Restano sullo sfondo, tutte da verificare, le voci di presunte inchieste ambientali su aziende bufaline del Casertano di cui avrebbe parlato con conoscenti. Piste che gli inquirenti non trascurano, ma che al momento non trovano riscontri.
Laureato in Biologia e in Lettere, single e senza figli, con due sorelle, Luca era un uomo solitario che aveva fatto del calcio la sua vita. Sulla sua pagina social oltre 15mila persone lo seguivano. Sarà l’autopsia, fissata per martedì all’obitorio di Eboli, a dare le prime risposte certe. Intanto resta il cordoglio di un intero mondo dell’informazione e una domanda che pesa come un macigno: chi voleva morto Luca Esposito, e perché?