Una ricerca ha fotografato un Paese sempre più polarizzato, dove cala la fiducia nei media e cresce il peso di social e podcast.
Un italiano su sei vive immerso in una bolla informativa priva di qualsiasi contatto con opinioni diverse dalle proprie, un dato che secondo Andrea Scavo, Director public affairs di Ipsos-Doxa e curatore dello studio, restituisce l’immagine di un voto che assume ormai i tratti di un atto quasi tribale, capace di riunire persone accomunate da un’unica visione del mondo. È uno dei dati più significativi emersi dalla ricerca commissionata dal Brand journalism festival e condotta da Ipsos-Doxa sul rapporto tra italiani, politica e informazione.
Il fenomeno delle cosiddette echo chambers, le camere dell’eco in cui ci si confronta quasi esclusivamente con contenuti e persone che confermano le proprie convinzioni, coinvolge una fetta consistente della popolazione: più della metà degli intervistati ammette di parlare di politica soprattutto con chi condivide le stesse idee e circa quattro italiani su dieci dichiarano di fidarsi maggiormente di giornalisti e siti già allineati al proprio orientamento. Le conseguenze si riflettono anche nei rapporti personali, dal momento che un intervistato su tre associa al confronto con opinioni politiche diverse una sensazione di disagio.
Questa chiusura in comunità autoreferenziali si intreccia con una crisi di fiducia sempre più marcata nei confronti dei mezzi di informazione tradizionali. Quasi due terzi degli italiani segnalano un calo della propria fiducia nei media negli ultimi cinque anni, un sentimento che si accompagna alla convinzione diffusa che le notizie vengano orientate da interessi esterni: circa sei intervistati su dieci ritengono che pressioni politiche ed economiche condizionino il lavoro giornalistico, chiamando in causa tanto i gruppi di potere quanto gli interessi degli editori.
Eppure l’interesse per la politica non cala: a dichiararsi coinvolti sono sei italiani su dieci, contro poco più di un terzo che ammette di seguirla con scarsa attenzione. Il vero discrimine riguarda però il tempo dedicato all’approfondimento, che divide il Paese in due blocchi quasi equivalenti: da un lato circa metà della popolazione informata, che dedica almeno un’ora al giorno all’attualità politica, dall’altro una quota altrettanto ampia che non supera la mezz’ora giornaliera. A restare più ai margini del dibattito pubblico sono soprattutto le donne, i Millennials, chi ha un livello di istruzione più basso e chi vive nelle periferie urbane o nelle aree rurali, un divario che rischia di tradursi in una partecipazione democratica sempre più diseguale.
Sul fronte dei canali utilizzati, la televisione conserva ancora un primato netto, restando il punto di riferimento per oltre sei italiani su dieci. Il quadro cambia radicalmente per fasce d’età: se i Baby Boomers restano fedeli ai media tradizionali, la Gen Z e i Millennials si affidano sempre più a social network, creator e influencer. In questo scenario si ritaglia uno spazio crescente anche il podcast, ascoltato nell’ultimo mese da circa quattro italiani su dieci, con un pubblico particolarmente fedele tra i più giovani e i laureati.