Mariangela, 50 anni di lavoro accanto al marito: “Sono devastata”. Il gioielliere: “Io pentito? Sì, ma con il senno di poi, bisogna trovarsi in quelle situazioni”.
Cuneo – C’è una donna che, mentre per il marito si sono aperte le porte del carcere, si aggrappa all’ultima speranza rimasta. Mariangela Sandrone, moglie di Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni di Gallo di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo, ha depositato questa mattina la domanda di grazia. Un gesto disperato per strappare l’anziano marito al carcere.
La corsa contro il tempo è iniziata all’alba. Mentre gli avvocati depositavano la richiesta di grazia, il legale Stefano Marcolini ha presentato anche un’istanza di differimento della pena. Alle 12.45, però, il procuratore Biagio Mazzeo ha firmato l’ordine di carcerazione. Destinazione, il carcere di Bollate, nel Milanese, dove il gioielliere si è costituito nel pomeriggio di venerdì 17 luglio. “Io pentito? Sì, ma con il senno di poi, bisogna trovarsi in quelle situazioni”, sono state le sue ultime parole prima di varcare la soglia del penitenziario.
Le parole di Mariangela sono pesanti. “Sono devastata”, ha detto a Il Giornale. “Cinquant’anni che lavoriamo insieme io e mio marito, sette giorni su sette, niente ferie. Tutto spazzato via, e mi portano via Mario. Cosa ho sbagliato? I giudici hanno deciso di seppellire Mario e di rovinare tutti noi”. Otto nipoti, dai 4 ai 20 anni, “sono tutti distrutti”.
Il dramma affonda le radici nella sera del 28 aprile 2021, quando tre banditi assaltarono la gioielleria di famiglia. Dopo che i rapinatori erano già usciti e stavano fuggendo, Roggero li inseguì in strada e fece fuoco: Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli morirono, un terzo, Alessandro Modica, rimase ferito. Per i giudici mancava l’attualità del pericolo richiesta dalla legge: niente legittima difesa. Diciassette anni in primo grado ad Asti, ridotti a 14 anni e 9 mesi in appello a Torino e confermati mercoledì dalla Cassazione.
La vicenda è diventata un caso politico nazionale. Il centrodestra ha lanciato una raccolta firme e il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aperto l’istruttoria per la grazia. Il vicepremier Antonio Tajani non ha usato mezzi termini: “È un uomo che ha sbagliato, ma è stato vittima di tante aggressioni. Merita il perdono della società. Non è un pericoloso criminale.”
Ma sulla partita è calato il monito del Quirinale. Il presidente Sergio Mattarella ha convocato Nordio per ricordare che la grazia è facoltà esclusiva del Capo dello Stato, e che ogni discorso resta “prematuro” finché non saranno note le motivazioni della Cassazione. Intanto Roggero, prima di entrare in cella, ha raccontato l’unica cosa che gli spezza davvero il cuore: la telefonata del nipotino di otto anni. “Nonno, se non ti mettono in carcere ci porti a Gardaland?”. Lui ha detto sì. Ma sa che non potrà.