Dopo tredici anni gli inquirenti lo prendono sul serio: il fotografo del flauto sotto torchio a caccia dei mandanti. Convocata anche l’ex fidanzata.
Roma – C’è un caso che l’Italia insegue da quarantatré anni, un mistero che ha attraversato Papi, spie e terroristi senza mai concedere una verità. E adesso, all’improvviso, qualcosa si muove. Marco Accetti, il fotografo romano di 70 anni che nel 2013 si presentò da solo in Procura per auto-accusarsi del rapimento di Emanuela Orlandi, non è più liquidato come un semplice mitomane. Mercoledì 15 luglio i carabinieri del Reparto operativo di Roma lo hanno tenuto sotto torchio per oltre sei ore, alla presenza del pm Stefano D’Arma. Un interrogatorio-fiume che segna un cambio di passo senza precedenti nell’inchiesta sulla scomparsa della figlia 15enne del messo pontificio di Wojtyla e della sua coetanea Mirella Gregori, svanite nel nulla nella stessa Roma del 1983.
Per anni le sue confessioni erano state archiviate come una “sceneggiatura fantasiosa”. Oggi il vento è cambiato: dopo i riscontri che ha fornito nel tempo, gli inquirenti lo prendono sul serio. A pesare sono soprattutto due elementi. Il primo è il flauto che Accetti consegnò ai magistrati e che la famiglia Orlandi riconobbe subito come quello di Emanuela. Il secondo sono le tre perizie foniche che lo indicano come il principale telefonista del giallo, l’uomo dalle voci alterate che chiamò più volte casa Orlandi, il Vaticano e il bar dei Gregori.
Nel lungo faccia a faccia, alla presenza del suo avvocato Giancarlo Germani, “l’uomo del flauto” è stato incalzato perché rivelasse ciò che ancora non è a verbale: i nomi dei presunti mandanti e dei complici che lo affiancarono. Secondo i suoi due memoriali – quello del 2013 e il più recente, battezzato “Corpus” – Emanuela e Mirella sarebbero state prese nell’ambito di un piano di ricatti contro il Papa polacco, sullo sfondo delle tensioni della Guerra Fredda.
Ma gli investigatori sospettano che quella trattativa – lo scambio tra Emanuela e il terrorista turco Ali Agca – fosse solo una cortina fumogena. Un enorme depistaggio costruito per coprire fatti inconfessabili: abusi sessuali su minori, in ambito ecclesiastico e non. È in questo scenario che si spiega l’accusa contestata ad Accetti, sequestro a scopo di estorsione.
Il cerchio, però, non si stringe solo su di lui. Nel mirino è finita Patrizia De Benedetti, l’ex fidanzata del fotografo e artista di teatro, sospettata di aver vergato di suo pugno alcune delle lettere di rivendicazione ritenute autentiche. Mercoledì è stata convocata anche lei in caserma. Sotto esame pure il “cerchio magico” di amiche dell’epoca, tra cui Laura Casagrande, la “ragazza mora” già indagata, che il 22 giugno 1983 avrebbe parlato per ultima con Emanuela alla fermata del bus.
Dopo quarantatré anni di buio, gli inquirenti cercano i riscontri per collocare ogni personaggio al suo posto. E per la prima volta, forse, la verità non sembra più impossibile.