Inchiesta “Corte dei Miracoli”, ai domiciliari il deputato regionale Riccardo Gallo

Il Gip ha disposto misure cautelari per dirigenti e funzionari legati al Cefpas e all’Asp: contestati presunti accordi di scambio, incarichi pilotati e appalti sospetti.

Agrigento – Un ente pubblico trasformato, secondo l’accusa, in uno strumento al servizio di interessi privati: è questa la tesi al centro dell’inchiesta “Corte dei Miracoli”, che ha portato il GIP di Caltanissetta, Santi Bologna, a disporre misure cautelari nei confronti di sette persone legate alla gestione del Cefpas, il Centro per la formazione permanente del personale sanitario siciliano. Un sistema che, secondo gli inquirenti, si sarebbe retto su scambi di favori tra politica e vertici amministrativi, con ricadute anche sulle procedure di affidamento degli appalti dell’ente.

Tra gli episodi contestati spicca proprio la gara per una biblioteca digitale dal valore di oltre 120mila euro, per cui gli inquirenti ipotizzano irregolarità nella valutazione del progetto. Non sarebbe un caso isolato: secondo gli investigatori, una serie di procedure amministrative e appalti sarebbe stata orientata a favorire persone vicine al deputato regionale Riccardo Gallo.

Proprio l’assegnazione di incarichi, consulenze e posizioni dirigenziali a persone di fiducia del parlamentare costituirebbe, secondo la Procura, il fulcro di un rapporto di scambio instaurato con l’allora direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo: in cambio della disponibilità della struttura, Gallo gli avrebbe garantito il sostegno politico necessario per restare al vertice dell’ente. Un secondo patto avrebbe legato il deputato a Giuseppe Capodieci, nominato direttore generale dell’Asp di Agrigento, che secondo l’accusa avrebbe assecondato le richieste del parlamentare in cambio della propria permanenza alla guida dell’Azienda. Tra queste richieste figurerebbe una convenzione tra Asp e Cefpas finalizzata a trasferire la moglie di Gallo, dipendente del Centro, da Caltanissetta ad Agrigento.

Ascoltato in interrogatorio preventivo e assistito dagli avvocati Luigi Troja e Lillo Fiorello, Gallo ha respinto integralmente le accuse, chiedendo il rigetto della richiesta cautelare a suo carico.

Il quadro si è chiuso con il provvedimento firmato dal GIP di Caltanissetta, Santi Bologna: arresti domiciliari per Gallo, mentre per Capodieci, per cui la Procura aveva chiesto la custodia domiciliare, il giudice ha optato per una misura meno afflittiva, l’interdizione dai pubblici uffici per sei mesi. La stessa misura interdittiva ha colpito anche Sanfilippo, oltre al funzionario Gioacchino Pontillo, alla funzionaria Maria Luisa Zoda, al medico in pensione Salvatore Enrico Giambelluca, al funzionario regionale in pensione Vincenzo Raitano e all’imprenditore Pietro Tirone.