Simona Floridia, la ragazza svanita nel silenzio

La scomparsa, le confessioni attribuite al presunto assassino, la condanna e il processo che riportano sul Monte San Giorgio il mistero di una 17enne mai più ritrovata.

Caltagirone – È il 16 settembre 1992 e Caltagirone si prepara alla fine dell’estate. Simona Floridia ha diciassette anni, frequenta il liceo classico ed è uscita di casa per stare un po’ con le amiche e organizzare la festa per il suo diciottesimo compleanno, ormai prossimo. È una ragazza solare, la descriveranno così i coetanei che la conoscono in quegli anni: pulita, piena di voglia di vivere. Nessuno, quella sera, immagina che sia l’ultima volta in cui la vedranno.

A un certo punto, Simona sale sullo scooter di Andrea Bellia, un ragazzo della sua stessa comitiva, amico del suo ex fidanzato. È lui l’ultima persona a dichiarare di averla vista: racconta di un breve giro insieme, poi di averla riaccompagnata sana e salva vicino al centro. Da quel momento, però, di Simona si perde ogni traccia. Nessuna telefonata, nessun segno, nessun corpo. I genitori denunciano la scomparsa, le ricerche si allargano, ma passano i giorni e poi gli anni senza che emerga nulla. Il fascicolo finisce archiviato, uno dei tanti misteri irrisolti che la Sicilia porta con sé.

Le ricerche dei carabinieri

Bisogna aspettare quasi un anno, il pomeriggio del 16 settembre 1993, perché qualcosa si muova sotto la coltre di quel silenzio. Al telefono, Mario Licciardi, ex fidanzato di Simona e amico di Bellia, racconta alla propria compagna di aver incontrato Andrea sul posto di lavoro il giorno della scomparsa. Le confida che l’amico, in un momento di fragilità, gli avrebbe confessato di essere stato lui a far sparire la ragazza. È una conversazione privata, destinata a restare sepolta negli atti di un’inchiesta ormai chiusa. Ci vorranno altri venticinque anni perché qualcuno la faccia riemergere.

Andrea Bellia

Nel frattempo, secondo quanto ricostruirà poi l’accusa, la vicenda di quella sera avrebbe un movente sordido e banale: Simona avrebbe scoperto un tradimento, quello di Bellia con la fidanzata di un amico comune e avrebbe rischiato di rivelarlo. Per impedirglielo, sostiene la Procura, Bellia l’avrebbe portata sul Monte San Giorgio, la cima che sovrasta Caltagirone, dove tra i due sarebbe scoppiata una lite finita nel modo più tragico: la ragazza sarebbe stata gettata da una scarpata, il suo corpo mai più ritrovato nonostante le ricerche. È la stessa cima su cui, anni dopo, l’amico Licciardi racconterà di essere stato condotto da Bellia in un secondo momento cruciale: durante un ricovero in ospedale, dopo un incidente stradale in cui Bellia teme di restare paralizzato, gli avrebbe confermato per la seconda volta di essere l’autore della sparizione.

È l’avvocato della famiglia, Giuseppe Fiorito, a riportare alla luce quella telefonata dimenticata, riaprendo un caso che sembrava ormai destinato all’oblio. La registrazione, confermata dallo stesso Licciardi in un incidente probatorio, porta al rinvio a giudizio di Bellia e, nel 2023, alla condanna in primo grado a 21 anni di reclusione per omicidio aggravato dai futili motivi, pronunciata dalla Corte d’assise di Catania.

Da allora la vicenda giudiziaria non si è mai fermata e oggi è arrivata alle sue fasi conclusive, seppur in assenza di una parola definitiva. Davanti alla terza sezione della Corte d’assise d’appello, l’avvocata Pilar Castiglia ha chiuso, a maggio scorso, la propria arringa difensiva, tornando a insistere sulla presunta inattendibilità di Licciardi, il testimone che accusa Bellia di avergli confessato due volte l’omicidio. Il Pm, l’avvocato generale Angelo Busacca, aveva già chiesto a dicembre la conferma della condanna, posizione sostenuta anche da Fiorito. Ora si attendono le repliche delle parti, previste per le prossime settimane, prima che la Corte possa fissare l’udienza per la lettura del dispositivo, che non arriverà prima della fine dell’estate.

Simona Floridia

Proprio il processo d’appello, riaperto dopo il ricorso della difesa, ha rimesso al centro la scena del presunto delitto: la Procura generale ha chiesto e ottenuto un sopralluogo sul Monte San Giorgio e su questo la difesa ha costruito una delle sue contestazioni più insistite, mettendo in dubbio che fosse davvero possibile raggiungere quella vetta con uno scooter, vista la ripidità del percorso.

A rappresentare la famiglia in aula, oggi, non è più solo la madre di Simona. Il processo ha infatti visto l’ingresso come parte civile di Stefano Floridia, il fratello della vittima nato dopo la sua scomparsa, subentrato al padre Salvatore, morto lo scorso anno a poche settimane dalla sentenza di primo grado. Un passaggio che segna quanto questa vicenda giudiziaria attraversi ormai intere generazioni della stessa famiglia, ancora in attesa, trentaquattro anni dopo quella sera di settembre, di una verità definitiva.