L’inquietante fenomeno dilaga a macchia d’olio e i cittadini sono esposti a gravi danni alla salute. Non prendete per buono ciò che leggete in rete. Rivolgetevi al vostro medico.
Quando la Scienza rischia di essere una truffa. Non ci si può fidare nemmeno della Scienza, visto che sta emergendo un vero e proprio “vespaio” nell’ambito delle pubblicazioni scientifiche. Pare che ce siano tante con false citazioni e il fenomeno è in rapida ascesa. Su “The Lancet”, un prestigioso settimanale scientifico inglese di ambito medico fondato nel 1823 è apparso un articolo in cui è emerso che in oltre 4 mila studi biomedici c’erano delle citazioni false perché infondate.
Il dramma è che, finora, nessuna di esse è stata rimossa o soggetta a revisione, col rischio che potrebbero influenzare le linee guida sulle terapie da erogare ai pazienti. Nell’ultimo triennio il fenomeno ha subito un’impennata, crescendo di 12 volte e ha riguardato quasi 3 mila articoli medici. Un grave danno per la Scienza in generale ma soprattutto per la salute dei cittadini.
Come ci si può fidare della terapia farmacologica di un medico basata su linee guida di ricerche pubblicate che hanno riferimenti inesistenti ma che vengono utilizzate per le cure? Come nascono le citazioni false? Non sempre sono il frutto della volontà dell’autore. Ad un certo punto viene chiesto all’Intelligenza Artificiale (IA) di suggerire un riferimento come supporto allo studio.
Ne viene prodotto uno all’apparenza vero, con tutti gli elementi a disposizione (titolo, autore, nome della pubblicazione) ma, di fatto, non risulta da nessuna parte. Guai a fidarsi ciecamente dell’IA, essendo stata creata dall’uomo ne sta imitando gli aspetti più truffaldini. I modi in cui la truffa si manifesta possono variare ma l’aspetto inquietante è che, in ogni caso, le citazioni false superano tutti i livelli di controllo senza essere scoperte.
Secondo i dati diffusi dalla Cornell University (Stato di New York), il fenomeno ha assunto dimensioni gigantesche che non si possono sottovalutare. Sono stati scandagliati ben 2,5 milioni di articoli e preprint (versione preliminare di un articolo scientifico prima della revisione finale e della pubblicazione) per un numero di 111 milioni di citazioni.

Solo considerando il 2025 fino ad agosto sono emerse 146.932 citazioni false. La tendenza si sta estendendo a tutte le piattaforme di discipline scientifiche ed economico-sociali. Inoltre la falsificazione dei riferimenti è maggiore tra gli autori ancora poco conosciuti e con poche pubblicazioni e le citazioni riguardano ricercatori già conosciuti che si ritrovano ad essere menzionati come autori di opere mai sottoscritte.
Un ruolo centrale è assunto dai “repository”, ossia gli archivi in cui vengono depositati e gestiti dati, file e articoli. Alcuni sono più superficiali, con scarse verifiche prime della pubblicazione. Altri, al contrario, hanno superato l’ultimo stadio: la “peer review” (revisione tra pari). Si tratta del processo di valutazione critica a cui un lavoro scientifico o accademico viene sottoposto prima della sua pubblicazione.
Consiste nell’analisi dell’opera da parte di esperti con competenze analoghe a quelle dell’autore, per garantirne qualità, originalità e rigore. Insomma è difficile raccapezzarsi nel mare magnum delle pubblicazioni scientifiche. Il problema non è la pubblicazione in sé, tanto sono lette principalmente da una specifica comunità di accademici e professionisti.
Dunque se le cantano e se le suonano tra di loro in un giro ristretto. Sono gli effetti che possono riversarsi su ignari cittadini terrorizzati da pubblicazioni mediche farlocche in caso vengano trasformate in terapie. Da non dormirci la notte. Ma era proprio necessaria l’introduzione dell’IA? Non bastava quella umana a fare danni, ce ne voleva un’altra per raddoppiarli? Poveri noi.