La donna è stata colpita da un’infezione fulminante: inutili i tentativi dei medici di fermarne il decorso.
Trento – È bastata una passeggiata nei prati vicino a casa, l’8 giugno scorso, per cambiare per sempre il destino di Gianna Sommavilla. Il morso di una zecca, apparentemente banale, si è trasformato nel giro di poche ore in un’emergenza medica: già lo stesso giorno la donna aveva iniziato ad accusare i primi sintomi, tanto da spingere lei e i familiari a rivolgersi subito all’ospedale di Cavalese.
Da lì è iniziata una battaglia durata oltre un mese. Il ricovero si è protratto per quasi due settimane, con una febbre alta che non accennava a scendere e un quadro clinico che non migliorava. Di fronte al peggioramento, i medici hanno disposto il trasferimento d’urgenza all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove la donna è stata presa in carico dalla terapia intensiva.
È qui che il virus trasmesso dalla zecca ha rivelato tutta la sua gravità: l’infezione, identificata come encefalite, ha continuato a progredire nonostante i tentativi dei sanitari, fino a provocare danni cerebrali irreversibili. Nessuna cura è riuscita a fermarne il decorso, e nella serata del 10 luglio Gianna Sommavilla si è spenta proprio nel reparto di terapia intensiva del Santa Chiara.
La donna, 76 anni, era originaria di Moena e viveva a Ziano di Fiemme, in provincia di Trento. Un mese esatto separa il giorno del morso da quello della sua morte, un lasso di tempo in cui la malattia ha avuto la meglio nonostante ogni sforzo per contrastarla.