La Procura indaga per incendio doloso e non esclude il sabotaggio. Due operai eroi salvano decine di rimorchi. Revocate le restrizioni.
Milano – Sono bastati pochi secondi perché una banale scatola tra centinaia trasformasse un normale turno di lavoro in un inferno di fuoco. È successo mercoledì sera, poco dopo le 19.30, nel deposito milanese della Bartolini di via don Giovanni Minzoni, nel cuore della Bovisa, a due passi dal campus del Politecnico e di fronte a uno studentato. Un magazziniere aveva appena sistemato un pacco da circa 10 chili su un camion diretto a Torino. Lo aveva preso in mano sentendolo stranamente caldo, non ci aveva fatto caso, si era girato per afferrarne un altro. È in quell’istante che il fumo è diventato fiamma e la fiamma, in un attimo, è salita fino al soffitto.
Il racconto del capo magazziniere è agghiacciante nella sua semplicità: “Un mio collega ha caricato un pacco sul camion”, poi la vampata. L’uomo è corso a prendere un estintore, ha capito subito che era una battaglia persa e ha iniziato a urlare “fuori tutti“ per mettere in salvo i colleghi. In pochi minuti il rogo ha divorato circa 8mila metri quadri di magazzino e decine di container carichi di merce pronta a partire.
A domare l’inferno sono arrivati cinquanta vigili del fuoco dai comandi di Milano e Monza, con autopompe, autobotti, autoscale e persino i droni. La colonna di fumo nero, altissima, è stata vista a chilometri di distanza e ha avvolto lo skyline della città. Il comandante provinciale Mauro Caciolai non ha nascosto la paura del peggio: dentro i container c’erano bici elettriche, e il timore era che le batterie esplodessero. Poco lontano, altri depositi di carburante.
In mezzo al fuoco, due eroi in tuta da lavoro. Due operai, incuranti delle fiamme, hanno continuato a sganciare i rimorchi dalle porte del capannone per impedire che venissero divorati. “Devo fare un plauso a quei due operai – ha detto Caciolai –: hanno impedito danni molto più estesi”. Alla fine i mezzi bruciati sono stati una dozzina, quelli salvati più del doppio. Il bilancio, per fortuna, non conta feriti né intossicati.
Ma su quel pacco rovente ora indaga la Procura di Milano, che ha aperto un fascicolo per incendio doloso a carico di ignoti. L’inchiesta, affidata a vigili del fuoco e Digos, è coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm della Dda Paolo Storari. L’ipotesi di reato, spiegano gli inquirenti, è stata formulata in via precauzionale, per accertare ed eventualmente escludere che dietro le fiamme ci sia un attentato o un sabotaggio, sulla scia dei roghi ai depositi logistici avvenuti in Germania e attribuiti a mano russa. Al momento, però, nessuna rivendicazione e nessuna prova del dolo. Gli investigatori cercano ciò che resta della scatola per capire cosa contenesse e se sia stata usata una sostanza accelerante.
Intanto il Comune ha revocato le restrizioni per chi vive nel raggio di 500 metri: giovedì sera i pompieri hanno dichiarato domato l’incendio. Resta solo il consiglio di non consumare verdure coltivate su balconi e orti nella zona. Un altro fronte, quello più caldo per il futuro, è sindacale. L’Usb ricorda che appena dieci giorni fa un lavoratore è morto in un incidente nel magazzino Brt di Settimo Torinese e denuncia condizioni di scarsa sicurezza, chiedendo raffrescamento degli ambienti e meno carichi contro il caldo estremo. Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti chiedono un incontro urgente con i vertici Brt, piena chiarezza sulla dinamica e la tutela di posti di lavoro e stipendi per chi, con il deposito fermo, rischia di restare a casa.