Dopo le denunce della senatrice sopravvissuta ad Auschwitz, la prima sentenza a Milano: quattro mesi e 1.500 euro.
Milano – C’è un momento in cui la valanga d’odio riversata da anni sui social contro Liliana Segre incontra, finalmente, un giudice. È accaduto a Milano, dove è arrivata la prima condanna a un hater della senatrice a vita, la donna che a 13 anni fu deportata ad Auschwitz e che oggi, a 95 anni, deve ancora difendersi da chi le augura di morire. Il Tribunale ha inflitto quattro mesi di reclusione, con pena sospesa, e un risarcimento di 1.500 euro all’unico degli imputati che aveva scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato.
La sentenza chiude il primo processo nato da uno dei filoni di una maxi inchiesta della Procura di Milano, scattata dopo le denunce presentate dalla stessa Segre, assistita come parte civile dall’avvocato Vincenzo Saponara. Al centro del procedimento, che vede imputate otto persone in totale, l’accusa pesantissima di diffamazione aggravata dall’odio razziale: raffiche di insulti scagliate online contro la sopravvissuta alla Shoah, nominata senatrice a vita nel 2018 e da allora bersaglio incessante di messaggi antisemiti.
Non tutti, però, finiranno davanti al giudice allo stesso modo. Nelle udienze precedenti, davanti alla giudice Francesca Ghezzi della sesta sezione penale, alcuni imputati avevano scelto la via del pentimento: lettere di scuse e risarcimenti dai 500 ai 2.000 euro versati al Memoriale della Shoah. Un gesto che ha portato alla remissione delle querele e all’uscita di quelle posizioni dal processo, con la formula del “non doversi procedere”.
Per un altro imputato è arrivata invece la messa alla prova: dodici mesi di lavori di pubblica utilità alla Caritas, un versamento di 300 euro alla Fondazione e un percorso psicologico. Se il periodo andrà a buon fine, il reato si estinguerà. Solo chi ha voluto affrontare il giudizio si è visto arrivare, appunto, la condanna.
La storia giudiziaria affonda le radici nell’aprile 2025, quando il gip Alberto Carboni accolse le istanze dell’avvocato Saponara contro le richieste di archiviazione avanzate dal pm Nicola Rossato. Ma il conto con gli odiatori del web è tutt’altro che chiuso: un’altra tranche dell’indagine, che coinvolge ulteriori imputati, approderà davanti al gup Fabrizio Filice il prossimo 1° ottobre.