Il divulgatore Rai ha scritto in un post social: “Ho rischiato grosso”. Poi lo sfogo su Milano: “È l’Inferno di Dante capovolto”.
Milano – Bastano pochi istanti perché una serata come tante si trasformi in un incubo. È quello che ha vissuto Federico Quaranta, popolare conduttore radiotelevisivo e volto de “Il Provinciale” su Rai 3, aggredito nelle scorse ore a Milano mentre rientrava a casa dalla figlia Petra. A circondarlo, un branco di tre ragazzi giovanissimi, decisi a portargli via lo zaino, la valigia e soprattutto un vecchio orologio Omega, ricordo del padre. Il conduttore ha reagito d’istinto, mettendo in fuga i rapinatori. Una mossa che lui stesso, col senno di poi, ha definito “insensata e pericolosissima”. Poi lo sfogo affidato ai social, che in poche ore ha travolto la rete.
Il divulgatore stava camminando per strada, di ritorno da un viaggio con lo zaino pieno di esperienze e una borsa di vestiti da lavare, quando è stato puntato dai tre. Un accerchiamento fulmineo per strappargli i bagagli e quell’Omega di valore più affettivo che economico – poche centinaia di euro – ma legato al ricordo del papà. Quaranta non ci ha pensato due volte e ha reagito, spiazzando gli aggressori e riuscendo a farli scappare.

“Ho reagito, probabilmente non se lo aspettavano, ho rischiato grosso, è andata bene – ha raccontato lui stesso –. Forse sarebbe stato meglio mollare il bottino. Poteva andare molto peggio”. Un’ammissione lucida, arrivata a mente fredda, di chi ha capito solo dopo di aver sfiorato il dramma per difendere pochi oggetti.
Ma è quando è tornato a casa che il conduttore ha trasformato la paura in una riflessione amara sulla città. “Non mi hanno aggredito per un orologio. Quel vecchio Omega era soltanto il pretesto”, ha scritto. E si è posto una domanda che è già diventata virale: “Che città stiamo costruendo? Perché Milano, ormai, assomiglia sempre più a una moderna Commedia di Dante. Solo che abbiamo invertito l’Inferno”.
Nel suo ragionamento, i gironi si ribaltano: al centro non c’è più il male, ma i “recinti dorati“, le vetrine blindate, le case che costano quanto una vita, i quartieri dove il lusso “non è più un privilegio ma un sistema di difesa”. Poi, cerchio dopo cerchio, la metropoli cambia pelle: i marciapiedi si consumano, le serrande si abbassano, i servizi scompaiono e “la distanza fra chi ha tutto e chi pensa di non avere più niente diventa un abisso“.
In fondo a quei cerchi, per Quaranta, nasce il nemico: “Tre ragazzi giovanissimi, tappezzati di brand, divorati dalla rabbia sociale e dalla vendetta. È così che il marchio sostituisce l’identità. La griffe diventa appartenenza. La violenza diventa linguaggio. Il furto diventa riscatto”. Ma è “soltanto una sconfitta”, la sua conclusione, “di tutti”.
Il conduttore chiude puntando il dito su un fallimento collettivo, oltre la semplice microcriminalità: “La città smette di essere comunità quando i suoi cittadini non condividono più lo stesso spazio. Soltanto la stessa paura. Una società è povera quando genera sempre più persone convinte che l’unico modo di esistere sia togliere qualcosa a qualcun altro. Quella non è criminalità. È il fallimento di un’idea di convivenza“. Il post, corredato da una foto che lo ritrae sorridente e sereno, ha rassicurato tutti con un “Ps: sto bene!“, sfiorando in sole sei ore i 100mila like e gli 11mila commenti.