Sequestrati quasi 100 chili di stupefacenti e beni per oltre un milione di euro. Il generale Stefano Commentucci racconta l’indagine.
Trieste – Un’organizzazione criminale transnazionale italo-albanese, attiva nel traffico di droga tra Lombardia, Liguria, Toscana e le principali località turistiche del Nord-Est, è stata smantellata dalla Guardia di Finanza di Trieste nell’ambito dell’operazione “King George”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.
L’indagine ha portato all’esecuzione di arresti, al sequestro di ingenti quantitativi di stupefacenti, armi e beni per oltre un milione di euro, colpendo una rete strutturata che riforniva le piazze di spaccio e le località della movida estiva.
Per approfondire i dettagli dell’operazione abbiamo contattato telefonicamente il generale Stefano Commentucci, del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trieste.
Qual è stato il passaggio investigativo che ha consentito di individuare e ricostruire l’intera rete criminale?
“L’indagine è partita da un sequestro di sostanza stupefacente effettuato in Friuli – spiga Commentucci – Da quel primo intervento siamo riusciti a risalire all’origine della droga e, passo dopo passo, a ricostruire l’intera filiera del traffico. Non ci siamo limitati a individuare i corrieri o gli spacciatori, ma abbiamo concentrato l’attività investigativa sull’anello intermedio dell’organizzazione, quello che gestiva la logistica e la distribuzione. La droga arrivava in Italia attraverso canali consolidati, veniva stoccata e confezionata in appartamenti appositamente individuati e, successivamente, distribuita tramite un vero e proprio sistema di delivery destinato a rifornire le piazze di spaccio. È stato proprio seguendo questo percorso che siamo riusciti a ricostruire la rete criminale nella sua interezza”.
Come si sono sviluppate le indagini?
“Per ricostruire l’intera organizzazione è stato necessario un lavoro investigativo durato quasi due anni – continua il generale – durante i quali abbiamo affiancato ai tradizionali pedinamenti e appostamenti l’impiego di strumenti tecnologici avanzati. L’obiettivo non era fermarsi ai singoli sequestri di droga, ma comprendere come fosse strutturata la rete, individuandone ruoli, gerarchie e modalità operative. I componenti dell’organizzazione adottavano particolari accorgimenti per sfuggire ai controlli: evitavano di parlare di droga al telefono, utilizzavano sistemi di comunicazione riservati e cambiavano frequentemente utenze e dispositivi. La distribuzione sul territorio, inoltre, era affidata a una rete di giovani incaricati delle consegne, un vero e proprio sistema di delivery che garantiva rapidità e capillarità nello spaccio”.
Dalle indagini è emersa un’evoluzione nelle modalità operative delle organizzazioni mafiose italo-albanesi rispetto al passato?
“Più che un’evoluzione delle modalità operative, abbiamo riscontrato schemi ormai consolidati. L’attività investigativa dimostra che per contrastare efficacemente il narcotraffico è necessario intervenire su tutta la filiera: dai grandi carichi di stupefacente introdotti nel Paese fino alla rete dello spaccio al dettaglio. In questa operazione ci siamo concentrati soprattutto sull’anello intermedio, quello che collega gli importatori ai pusher che operano quotidianamente nelle piazze di spaccio. È un passaggio fondamentale, perché è lì che viene organizzata la logistica e la distribuzione della droga. Naturalmente – conclude Stefano Commentucci – per colpire davvero queste organizzazioni criminali, è indispensabile aggredire ogni livello della catena, dall’approvvigionamento fino alla vendita finale”.

L’inchiesta, partita dal controllo di due corrieri fermati a Latisana con 2 chilogrammi di marijuana, ha consentito di ricostruire una complessa organizzazione criminale composta prevalentemente da cittadini albanesi, capace di importare cocaina, hashish e marijuana lungo la rotta balcanica e di distribuirla attraverso una rete di depositi, prestanome e pusher impiegati anche nelle principali località balneari del Nord-Est.
Le indagini, sviluppate con intercettazioni, pedinamenti e strumenti tecnologici avanzati, hanno documentato un’organizzazione altamente strutturata che utilizzava telefoni criptati, frequenti cambi di veicoli e una rete di giovani corrieri reclutati in Albania e fatti ruotare periodicamente per ridurre il rischio di essere individuati. Nel Pavese il gruppo aveva inoltre allestito una serra destinata alla produzione autonoma di marijuana.
Complessivamente sono stati sequestrati quasi 100 chilogrammi di stupefacenti, diverse armi clandestine, un’Alfa Romeo Stelvio modificata per il trasporto della droga, denaro contante, orologi di lusso e altri beni. L’attività patrimoniale della Guardia di Finanza ha inoltre permesso di individuare profitti illeciti per 1,1 milioni di euro, portando al sequestro preventivo di immobili, veicoli, disponibilità finanziarie e altri beni riconducibili all’organizzazione. L’operazione rappresenta un duro colpo ai canali del narcotraffico internazionale e alla presenza della criminalità organizzata italo-albanese nel Nord Italia.