Sfruttamento degli animali per l’accattonaggio: in Lombardia scatta il divieto

La misura prevede regole molto più rigide, sanzioni raddoppiate fino a 1.800 euro e confisca obbligatoria.

Milano – Una stretta decisa e senza precedenti contro lo sfruttamento degli animali nelle strade lombarde. Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato un emendamento volto a contrastare in maniera netta l’utilizzo di qualsiasi animale nell’ambito dell’accattonaggio. La misura introduce regole molto più rigide, un inasprimento delle sanzioni economiche e l’obbligo di allontanamento immediato dell’animale dalle situazioni di potenziale abuso, segnando un cambio di passo normativo nella tutela del benessere animale sul territorio regionale.

Ad annunciare con forza il provvedimento è il forzista Gianluca Comazzi, consigliere comunale a Milano, che ha espresso grande soddisfazione per il traguardo raggiunto su proposta della propria compagine politica. Il nuovo testo normativo colma alcune zone grigie delle precedenti disposizioni, estendendo i divieti e introducendo strumenti operativi più incisivi per le forze dell’ordine e la polizia locale.

  • Sequestro e confisca: accanto alla sanzione monetaria, la vera novità è rappresentata dall’introduzione della confisca obbligatoria dell’animale, che sarà preceduta dal sequestro cautelare immediato nei casi previsti dalla legge, permettendo così di affidare tempestivamente l’esemplare a strutture di accoglienza idonee.
  • Estensione del divieto: il raggio d’azione della legge viene esteso a qualsiasi specie animale, eliminando ogni distinzione legata all’età o alle specifiche condizioni di salute dell’esemplare. Nessun animale potrà più essere legalmente esibito per impietosire i passanti.
  • Multe raddoppiate: il quadro sanzionatorio subisce un pesante incremento. Le multe pecuniarie per i trasgressori raddoppiano ufficialmente, passando dalla vecchia forbice di 150-900 euro all’attuale sanzione compresa tra i 300 e i 1.800 euro.

L’intervento legislativo punta a scindere la pratica dello sfruttamento organizzato della fauna urbana dal legame affettivo che spesso unisce le persone senza fissa dimora ai propri compagni a quattro zampe. Una distinzione che lo stesso Comazzi ha tenuto a precisare attraverso i propri canali social:

“È una scelta chiara: gli animali non sono strumenti da esibire o sfruttare, ma esseri viventi da rispettare e proteggere. Aiuteremo invece sempre i senzatetto che vivono con i loro amici a quattro zampe”.

L’obiettivo dichiarato della Regione è infatti quello di colpire i racket legati all’accattonaggio forzato e alle reti di sfruttamento, garantendo al contempo percorsi di supporto assistenziale e tutela per i bisognosi che possiedono un animale domestico nel pieno rispetto delle sue esigenze etologiche.