Secondo la Procura, sette i fedeli che sono stati raggirati dalla religiosa in 14 anni: “Credevano fosse in contatto con Dio”.
Palermo – La paura dell’inferno trasformata in un bancomat. È l’accusa, gravissima, che la Procura muove contro suor Antonina Cataldo, religiosa di 88 anni, fondatrice dell’istituto delle Sorelle Missionarie della Misericordia di Carini, e contro la sua fidata collaboratrice Giuseppa Cardinale. Per 14 anni, dal 2010 al 2024, le due donne avrebbero convinto sette fedeli a consegnare complessivamente 210mila euro, di cui 177mila in contanti, facendo leva sulla loro convinzione che la suora fosse in contatto diretto con Dio e sulla terrorizzante prospettiva della dannazione eterna.
La Procura ha notificato alle due indagate l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il reato contestato è truffa aggravata dall’aver sfruttato la “debolezza psicofisica” delle vittime. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, riportata per prima dal quotidiano Live Sicilia, suor Antonina sarebbe stata l’istigatrice dei raggiri, la mente che tesseva la tela della manipolazione, mentre Cardinale avrebbe agito come esecutrice materiale, raccogliendo il denaro dai fedeli fra Palermo, Carini e Torretta.
Il meccanismo era tanto semplice quanto spietato: le vittime erano persuase che la religiosa avesse un filo diretto con il Cielo e che solo attraverso le loro offerte avrebbero potuto garantirsi la salvezza dell’anima. Chi non pagava, rischiava le fiamme eterne. Un ricatto spirituale che ha funzionato per oltre un decennio, finché sette di quei fedeli hanno trovato il coraggio di presentare denuncia.
Il profilo dell’indagata rende la vicenda ancora più sconcertante. Suor Antonina è da decenni una figura nota nel Palermitano per l’attività della sua missione, da sempre impegnata nell’accoglienza di giovani mamme, ex detenuti e ragazzi in difficoltà. Un’opera sociale riconosciuta che stride con le accuse ora mosse dalla magistratura.
La difesa respinge ogni addebito. “Francamente non si comprende perché mai una suora che ha donato tutta la sua vita e tutti i suoi averi, compreso il luogo della missione, che valgono molto di più, debba appropriarsi di 200mila euro”, ha dichiarato l’avvocato Bartolomeo Parrino, legale della religiosa. Parrino ha poi puntato il dito contro la Curia, che “si è attivata per prima per chiudere la missione. Non si sfrattano le famiglie, perché sfrattare la missione?”. La linea difensiva è netta: “Dimostreremo che potrebbe esserci stata superficialità contabile, ma certamente nessun raggiro“.
Con la chiusura delle indagini preliminari, la Procura dovrà ora decidere se chiedere il rinvio a giudizio. Sarà un giudice a valutare le accuse nel contraddittorio tra le parti, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.