Clima di terrore e molestie a luci rosse: top manager licenziato

L’uomo urlava frasi come “Ragazze, è l’ora del sesso”, mostrando alle lavoratrici dei vibratori o invitandole a non indossare il reggiseno.

Firenze – Un clima quotidiano di pesanti insinuazioni a sfondo sessuale, body shaming ossessivo, discriminazioni religiose e finanche umilianti costrizioni fisiche davanti ai colleghi. Era questo l’ambiente tossico descritto all’interno del prestigioso stabilimento produttivo della maison di alta moda Balenciaga a Scandicci. Uno scenario che nel novembre del 2023 era costato il licenziamento in tronco a un top manager del gruppo da 250mila euro all’anno e che ora, come riportato da Il Corriere Fiorentino, è stato pienamente confermato dalla sezione Lavoro del Tribunale di Firenze, che ha respinto con durezza il ricorso dell’ex dirigente.

Nelle motivazioni della sentenza, la giudice Barbara Fatale ha blindato il licenziamento per giusta causa, sottolineando come a causa delle condotte del manager nei reparti dell’azienda “si sia venuto a creare un ambiente di lavoro caratterizzato da mancanza di rispetto, degradante e umiliante per le lavoratrici, denotando da parte dell’uomo una “totale indifferenza e spregio della professionalità e della dignità delle colleghe”.

La folgorante carriera del dirigente all’interno della galassia Balenciaga era iniziata nel 2015, scandita da una serie di promozioni che lo avevano proiettato fino ai vertici della piramide aziendale. La svolta che ha incrinato il suo potere è scattata nel 2023, a seguito di un test ispettivo interno programmato dalla direzione dopo la ricezione di alcune allarmanti segnalazioni anonime.

Nel questionario di valutazione, le dipendenti del team avevano assegnato il punteggio minimo alla voce “discriminazioni”. Durante la successiva riunione di verifica, tuttavia, le lavoratrici erano apparse visibilmente a disagio e terrorizzate dall’idea di spiegare le motivazioni di quel voto davanti ai superiori. Per rompere il muro di paura, la maison ha così avviato un’indagine protetta, organizzando colloqui individuali e riservati. In quel contesto sono emersi ben 18 episodi di molestie continuate nel periodo compreso tra il 2021 e il 2023, che hanno spinto la società a firmare l’immediata espulsione del manager.

Le testimonianze e i riscontri emersi nel corso del processo davanti al Tribunale di Firenze hanno delineato una sequenza impressionante di abusi di potere e volgarità spacciate per ironia. Il manager tormentava quotidianamente le dipendenti con una vasta gamma di condotte persecutorie. L’uomo era solito simulare il suono di una campanella urlando nei corridoi frasi come “Ragazze, è l’ora del sesso, mostrando alle lavoratrici dei vibratori o invitandole a non indossare il reggiseno sul posto di lavoro.

Il dirigente portava fisicamente una bilancia in ufficio, intimando a una dipendente di pesarsi tutti i giorni sotto i suoi occhi, ripetendole frasi come “Tu mangi in continuazione, sei ingrassata”. A un’altra lavoratrice, scartata da una fila interna, aveva gridato: “Spostati, quella è la fila di chi ha le poppe e tu non le hai”.

Nel 2022, durante una riunione ufficiale, il manager ha legato una dipendente alla sedia con un elastico per mortificarla davanti ai colleghi, mentre in altre occasioni si lasciava andare a palpeggiamenti e vere e proprie sculacciate. Non venivano risparmiati nemmeno i pregiudizi religiosi; a una dipendente che si era dichiarata ebrea, l’uomo aveva domandato a bruciapelo: “Ma è vero che tra ebrei avete rapporti sessuali con un lenzuolo con un buco?”.

Ogni tentativo di difesa avanzato dai legali del manager è stato smontato dalle deposizioni incrociate delle dipendenti. La sentenza mette un punto fermo sulla vicenda, sanzionando una condotta padronale ritenuta intollerabile per i valori etici del lavoro e della dignità umana.